DB = felicità

Avere trent’anni ed essere single ha moltissimi vantaggi, tipo:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

No, davvero. Ce li ha i vantaggi, eccoli qua:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Meglio procedere per casi e chiarimenti di genere. Avere trent’anni ed essere single (precisamente una single da beta version, di quel tipo che ha capito di dover stare alla larga dai quarantenni troppo tardi) ha vantaggi da mattina a sera e ancora prima: i vantaggi partono dalla notte precedente. In caso di improvvise e spiacevoli mancanze di sorta per esempio, (dove la sorta è un uomo che in piena notte reclami piacevolmente sacrosanti diritti coniugali), la possibilità di una libertà di movimento illimitata accorre in soccorso tamponando ogni accenno di voglia di xanax: quanto prezzo non ha dormire su un intero letto matrimoniale potendo assumere le più svariate posizioni -dal Gesù in croce alla diagonale maggiore di un rombo- perché tanto non c’è più qualcuno che lo trovi un atteggiamento sgarbato o prepotente?
 Soprattutto se il qualcuno soffre di una strana forma di insonnia da mania di controllo per cui se non si addormenta dodici secondi dopo aver messo la testa sul guanciale è finita: sarà destinato a improvvisi scatti muscolari con conseguente effetto sincope sulla poveraccia a fianco; a invitarla a evitare di leggere tenendo l’abat-jour accesa (quindi a invitarla a evitare di leggere, se consideriamo che in genere di notte fa buio e la pupilla della poveraccia non usa andare in midriasi senza atropina); a svegliarsi e alzarsi un notevole numero di volte, sufficiente a far perdere anche alla poveraccia quel che resta della sua siesta e del suo amore per gli abitanti del mondo. 
Dopo aver ridato dignità al sonno e largo campo agli interminabili sollazzi posturali notturni, l’impagabile libertà di movimento è destinata a proseguire la mattina.
 La mattina la Trentenne Single da Beta Version può infatti svegliarsi e sgranchirsi comodamente le membra senza incorrere nel rischio che il proprio avambraccio si incidenti contro la mascella dell’insonne che, nel caso stia finalmente dormendo, c’è da presumere non prenderà bene la cosa; nel caso sia comprensibilmente sveglio, bofonchierà comunque qualche sana bestemmia fingendo di non avercela con la responsabile della lussazione, ma pregando dentro che dal soffitto le cada un pezzo di intonaco addosso.

“Ooh, amore. Scusa, non l’ho fatto apposta” -dall’altra parte sospiro così sonoro che l’ha sentito anche il vicino del palazzo di fronte.
“Tvanquilla, amove. Non mi hai fatto niente, tesovo” -mentre intanto l’impostore dà pugnetti al muro perché le vibrazioni arrivino al tetto e lo aiutino a fare giustizia.
I vantaggi mattutini dell’iniziare ad andare in bianco con una certa costanza hanno anche una componente estetica di non poca valenza. Perché la TSdBV la mattina può svegliarsi e comodamente non solo stiracchiarsi, ma anche prendere coscienza della propria devastazione fisico-facciale senza per forza porsi dei problemi diversi dalla placida e umile constatazione «E va bene: anche stamattina mi sono svegliata con la faccia da culo, e allora?» perché tanto sarà l’unica fruitrice di quel naturale sfacelo almeno fino a doccia, trucco e vestizione. Contrariamente, la single saluterebbe il nuovo giorno col petto attanagliato dalla morsa dell’ansia di un restauro immediato, più rapido di quanto il suo lui possa accorgersi subito prima di prendere la ragionevole decisione di mollarla -al mondo ci sono uomini che non hanno mai saputo che in realtà io non ho i capelli lisci.

La trentenne quindi si sveglia, si stiracchia, acquisisce l’ineluttabile ma pacifica coscienza del proprio disastroso sé mattutino e, se l’umore tende al grigio con qualche sfumatura di giallo fastidio, può scegliere di mettere pure un po’ di musica da stordimento, cosa che col sensibile quarantenne in casa non potrebbe mai permettersi.
 Ma dopo lo stiracchiamento libero, la faccia da culo lecita e la musica conturbante, arriva per la TSdBV la vera soddisfazione del suo stato, il lato mattutino più vantaggioso tra tutti: fumare una sigaretta con spaventosa lentezza e infine non tuffarsi nel collutorio per far finta di non averla mai fumata con il suo quarantenne che non solo ha quarant’anni, ma non fuma per giunta -e se avere quarant’anni non è una colpa, non fumare è un difetto deliberato, quindi decisamente nocivo.
Senza lui, caffé e sigaretta a go-go. C’è dunque anche questa energica botta di italianità tipica tra le gioie che può permettersi la TS libera dal male di un quarantenne tendenzialmente rompicoglioni e sentenziante.
“Buongiorno, amore”. “Ma buongiorno a te” -bacio così profondo che l’ha sentito anche il mio esofago- “Mmm. Ma hai fumato per caso?”.
Facciamo un po’ di chiarezza. Io non ho fumato per caso, io ho fumato per scelta. Se sai che ho fumato (e so che lo sai perché hai tirato fuori sia la tua lingua dalla mia trachea sia un’espressione sdegnata subito dopo), perché me lo chiedi? Forse preferisci il sapore del mentolo più che quello del tabacco? E dillo, gesù fumoso. DILLO.
 Ti sembra brutto dirlo? Allora è ancora più semplice: o la mia lingua o il mentolo. Non c’è alcun obbligo mattutino di star vicini accoccolati dududù dadadà a scambiarsi effusioni o momenti salivari importanti. Perché se io fumo, so di fumo -guarda un po’. E poi chi dice che non si possa star bene anche senza limonare la mattina? Conosco persone che vivono beate anche senza limonare la mattina -i più hanno già l’osteoartrite, ma sono dettagli.
La giornata prosegue, la single è a lavoro, e la trentenne tornata single è una che nel sangue ha emoglobina e deontologia, perché senza distrazioni e telefonate o sms quotidiani e banali a cui rispondere o pensare, lavora alla grande.
 Ufficio, ore 10, drin. “Ciao, che fai?”.
Che faccio? Difficile.. Le solite cose, dai: mi sto facendo spupazzare dal Palermo Rugby riserve incluse. D’altronde sono le 10 del mattino, sto in ufficio, cos’altro potrei fare?
 Perché attenzione: peggio del quarantenne non fumatore c’è il quarantenne non fumatore scrittore, per cui il lavoro è qualcosa di reale e consistente come la terra promessa. O come Dio. O la pensione. O le 72 vergini dei kamikaze. Per questo non biasimo il quarantenne scrittore che mi tedia con telefonate inutili a lavoro (lavoro, quella cosa con il capo, con gli orari, la macchinetta del caffé, le scadenze, l’ansia, i clienti isterici): in fondo lui che cazzo ne sa?

C’è qualcosa di peggio del quarantenne insonne non fumatore scrittore? C’è, ed è il quarantenne vegetariano a dieta. L’adattabilità di un vegetariano è di per sé minima, ma a fronte del suo principio obiettivamente lodevole, in genere si è portati ad assumere nei suoi riguardi un atteggiamento concettualmente condiviso e una sopportazione incondizionata.
 Ma l’uomo vegetariano a dieta è ben altra cosa: fonte di piacevole curiosità all’inizio, continue sorprese durante e un prepotente cedimento di coglioni alla fine. L’intransigenza della sua determinazione e la piega narcisistica della sua scelta sono così lontane da quello splendido concetto di uomo vero -cioè savage, brutale e approssimativo- che tanto ci piace e che tanto ci stiamo perdendo, che a lungo andare si rischia una drammatica confusione di ruoli: il maschio diventa la femmina della coppia, la femmina si sconforta. Il maschio con paturnie fisiche e insalatine poco condite è irregolare, degenere, offensivo. Necessita di una revisione che riequilibri la sua flora interiore, reintegrando l’urgenza di scelte e comportamenti tipici della sua specie come puzzare, ingozzarsi, tradire, ruttare. Questo dovrebbe fare il maschio vero per meritare il villo del suo petto, non certo andare in vacanza e portarsi dietro il bilancino elettronico perché lo spuntino delle ore 11 prevede quindici grammi di mandorle. E un vegetariano a dieta è qualcosa che, in confronto, Meg Ryan che ordina l’insalata è il modello supremo di un’umanità accomodante. Di riflesso, la sua scelta condiziona inevitabilmente anche la sua compagna che, trovandosi accanto un maschio più femmina di lei, reagisce a una tale destabilizzazione provando a comportarsi in modo ancora più femminile della propria naturale femminilità: ordinando una mezza naturale, chiaramente non gassata.

Ricapitolando, la trentenne tornata single legge benissimo, dorme benissimo, si sveglia benissimo, è brutta benissimo, fuma benissimo, lavora benissimo, mangia benissimo.
Soprattutto, diventa acida benissimo.

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