Il giorno del mio compleanno, il trentesimo, ho conosciuto una ragazza di ventanni che non sa cos’è il radicchio. E, casomai ne avessimo bisogno, mi sono sentita vecchia. Casomai ne avessimo ancora dubbi, ho capito di appartenere a un’era diversa, quella in cui tutti sanno cos’è il radicchio. Una differenza di 10 anni e tacchete. Il povero radicchio è già andato in estinzione.
Quando poi la stessa ragazza è entrata nel panico per aver perso la vite del suo piercing all’ombelico, ho sentito la mancanza di un piercing all’ombelico anch’io. Voglio essere una ventenne con il piercing all’ombelico anch’io, ho pensato. Però voglio sapere cos’è il radicchio -ché non penso potrei vivere senza sapere cos’è il radicchio. O forse sì, potrei vivere senza radicchio e non pormi il problema di sapere cosa sia, perché tanto avrei un piercing all’ombelico, che oggigiorno si sa.. Tira molto più del semplice radicchio.

È quella verdura rossa e bianca… Nulla. “Un po’ amarostica…”. Nulla. “…che mettono anche nelle grigliate o nelle insalate pronte…”. Nulla.
Poco dopo avrei scoperto che quella stessa ragazza non sapeva cosa fosse la scamorza. E se prima, con la questione del radicchio, avevo finto un po’ di naturalezza per non metterla a disagio e perciò avevo chiuso lì la cosa con un veloce “. Vabeh, appena lo vedi sono sicura che lo riconosci”, nel caso della scamorza sono rimasta zitta, accorgendomi che avevo ridotto gli occhi a due fessure malefiche e abbassato istintivamente le spalle in segno di resa.

“Ma mi prendi per il culo?”
“No”, sorride “Non so davvero cos’è?
“Non sai cos’è la scamorza?”
“No”
“La scamorza è un formaggio”
“Ah, ecco perché. Io non mangio formaggi”

Cazzo vuol dire, idiota? Anch’io non tengo un elefante in casa, però so cos’è.
Quello stesso giorno, l’ho vista aprire un panino, avvicinarselo alla faccia per guardarlo attentamente e, con un movimento che era la quintessenza della grazia, privarlo delle foglie di rucola che conteneva ad una ad una. Le pizzicava con pollice e indice e un’aria decisamente schifata, per poi buttarle non so dove, ma lontane, lontanissime da sé. La rucola, questo dio del male, era stato sconfitto. Svilito. Debellato.

“Cosa fai?”
“Niente, tolgo queste foglioline verdi dal panino”
“Non ti piace neanche la rucola?”
“La rugola?”
“La RUCOLA. Non ti piace neanche quella?”
“Ah, questa è rucola?”
“Sì è rucola”
“Non lo so. Non la conosco. Non mi ispira moltissimo”
Non ti ispira la rucola? Nel senso che la sua visione non ti stimola alla stesura di capolavori letterari imperituri? Ma la rucola non deve ispirare, cocchina di mamma tua. La rucola se magna.
“Capisco”, ho detto, ma in realtà non era vero. In realtà non capivo né quella dolce ventenne che si inoltrava affannosamente sotto tavoli e sedie per trovare la vite del suo piercing all’ombelico né perché, mentre parlava, immaginavo che le cose che diceva le pensasse tutte contratte e piene di K.
“Ma dv srà fnta qsta kavolo di vite?????”

Forse ho troppi preconcetti nei confronti dell’idea di gioventù? Invidia? Meglio sapere cosa sia la rucola e l’italiano scritto o avere ventanni e sbattersene allegramente dell’esistenza sia dell’una che dell’altro? Valentina, la mia cara Valentina, cara e soprattutto mia coetanea, quindi ampia conoscitrice sia di radicchio che di scamorza che di rucola, quello stesso giorno mi ha detto “Vabeh, Cate. È giovane”. Ma giovane il cazzo, le ho risposto. Perché io all’asilo disegnavo elefantini tutto il giorno.
La giovinezza oggi è bella, incosciente e incolta. Non sa ancora cose elementari che se ne frega bellamente di sapere. La vecchiaia ha i capelli bianchi e si trascina dietro il mito che renda saggi.
Di lei, qui si sono presi solo i primi. E di saggezza neanche a cercarne l’ombra sotto tavoli e sedie. Perché no, la vecchiaia qui non rende saggi. Fa solo amplificare difetti congeniti e pessimi modi.
E io più divento vecchia più divento un’intollerante stronza.

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