L’agente immobiliare

Pochi pratici punti per identificare nella folla un agente immobiliare, quindi allontanarsene SUBITO*

Utilità della ricerca: evitare uno dei moderni mali dell’umanità
Presupposti minimi: non dovere cercare casa

Riconoscere un agente immobiliare a vista è facile come individuare lo sposo ad un matrimonio.
È una questione di disperazione.
L’agente immobiliare va in giro vestito di nero senza la nonchalance di un becchino. Corto sui polsi o lungo alle caviglie, l’abito è stato presumibilmente acquistato dal fratello o nell’ottica azzardata del Così posso sfruttarlo anche ad un matrimonio (del fratello, appunto) o del In caso di crescita va bene uguale. In genere è un completo gessato e comprare un completo, per di più gessato, oggi è sbagliato. A meno che non si tratti di un piccolo gangsta in fase di sviluppo, un malavitoso anni 30 o Andy Garcia. In effetti qualche affinità con il poco illustre settore dei padrini c’è. Lo scopo più diffuso nel mondo dell’agente immobiliare è quello di accontentarsi del cottimo per lustri e iniziare a far carriera (carriera? Eh?) dopo aver conquistato la fiducia del capo dell’agenzia di zona.
Cioè, dopo essere riuscito a vendere Una casa molto carina, senza soffitto e senza cucina.
La vita ad un agente immobiliare inizia pertanto a sorridere verso i quaranta anni. Ed è un sorriso un po’ tirato, di quelli Te lo faccio per evitare che le dure leggi del mercato immobiliare t’ammazzino prima, ma devo proprio?

La vita, questo splendido e imperscrutabile muscolo involontario su cui si sono spremute le migliori meningi di tutti i tempi senza mai svelarne sufficientemente il mistero, non risparmierebbe mai un essere umano con il capello dell’agente immobiliare. Infatti cerca di negargli la felicità fintanto che può.
Il capello dell’agente immobiliare oscilla tra la lucentezza della gelatina incrostata e la consistenza della pece, e tra queste e la simpatia di quando si attacca ai polpacci. Per le donne è lo stesso. Nostalgiche, dei ’90 non salvano Alice in chains e Nirvana, ma la frangetta, l’onda e la lacca. Tanta lacca. Quanto basta alla frangetta per trasformarsi in un elemento autonomo, insensibile a gravità e movimento, e al ciuffo piegato ad onda per essere a prova di bora (Il ciuffo immobiliare è un ciuffo che non deve flettersi. Mai). Quanto al maquillage, è impossibile non notarlo perché il trucco di un’agente immobiliare è l’eyeliner di Cleopatra, non di chi dice Hey, io so chi è Robert Smith: poche energiche pennellate di matita color morte et voilà! Due lasagne nere sopra e sotto gli occhi e buongiorno.

Gli agenti immobiliari usano un linguaggio non verbale finalizzato al raggiramento e, volendo guardarli per bene, non servirà il Dottor Lightman per scoprire che la loro presunta affabilità viene continuamente tradita da microespressioni che celano intolleranza, fastidio e odio profondi. Carrettate di bei sentimenti insomma, dovuti per lo più ad invidia (l’agente immobiliare sa che là fuori c’è tutto un mondo in grado di capire e farsi capire con poco sforzo, senza necessariamente imparare a memoria un discorso) o a rassegnazione (l’agente immobiliare sa -e da sempre- che neanche tutto questo sbattimento basta a garantire il risultato: potrà cercare di stupire il cliente recitando il Macbeth senza esitazione o facendo la ruota pure in quei giorni lì. Ma se al cliente non piace l’affare, non riuscirà a cavargli un centesimo neanche recitando il Macbeth senza esitazione, in quei giorni lì e a culo a ponte).
Non c’è dunque da stupirsi che l’agente immobiliare finisca col trovare ogni suo cliente ostile e ripugnante, e che suo malgrado lo tratti come tratterebbe la sua mamma.

Esempio.
Ag. Immobiliare: “L’immobile-misura-150mq-tripla-esposizione-cinque-ambienti-spaziosi-e-luminosi-infissi-in-vetrocamera-posto-auto-e-moto-coperti-balconi-verandati-solaio-interno”
Cliente: “Come ha detto che sono gli ambienti?”
Ag. Immobiliare: “Come, scusi?”
Cliente: “Gli ambienti. Come ha detto che sono gli ambienti?”
Ag. Immobiliare: “Ehm… Coperti?”

Per far fronte ad un’imbarazzante deficienza neurolinguistica, l’agente immobiliare cerca di aiutarsi usando un lessico tipico, preciso e universale, ricco di odiosi vocaboli appresi durante un improbabile corso di formazione (il corso di formazione di un agente immobiliare dura due ore e le competenze minime richieste sono riuscire a stare in piedi e a dire  C  A  S  A). Di base, l’agente immobiliare suole ripetere in modo ossessivo e robotico
Sì, signora. No, signora. Sì, signore. No, signore, intercalando al tutto parole come “Contestualmente”, “A decorrere da”, “Laddove dovesse verificarsi”, “Va da sé”.

Esempio.
«Sì signora. La struttura è degli anni ’50, contestualmente le tubature sono buone. Ma a decorrere dalla presa dell’immobile, laddove dovesse verificarsi un problema di perdite o infiltrazioni, va da sé che le spese rientrano nella manutenzione straordinaria».

Considerando che tutto questo potrebbe riassumersi in un semplice “La casa è vecchia, se te la prendi sono cazzi tuoi”, il modo di parlare degli agenti immobiliari è particolarmente inquietante, contestualmente ingannevole.

* E gli speranzosi tentativi di poter scrivere qualcosa senza per forza sputtanare qualcun altro, se ne sono andati. Così. A puttane, appunto.

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