Che delusione.
Vi facevo più sveglie e ghiotte. Invece no. Anche voi, colleghe dell’amore facile, che vivete nel perenne stato di grazia dell’ormone, non avete resistito al richiamo modaiolo dei tempi, dimostrando che Moschino e Burberry hanno ragione. L’adorazione nei confronti del maschio di una volta, quello macho, quello uomo, il vir dei vostri avi, l’andròs dei nostri padri, sta tristemente scemando e lasciando gradualmente posto al maschio semi-maschio dalla conturbanza diluita, dal sex appeal moderato attraverso amabilità e delicatezza accessorie. La differenza tra sessualità e sensualità è solo un’azione disturbante di corruzione romantica. È una fontana di testosterone interrotta dai guizzi della dolcezza. E, da che mondo è mondo, non esiste dolcezza che si erga.
Che si erga a sorgente di progenie.

Gerald Butler è il protagonista di un filmetto che tocca molto il cuore -per chi ne ha uno- in cui Amore è cosa tanto grande che resuscita e che blabla blablabla bla bla. Ci piacerebbe tanto che nella storica contesa tra amore e morte vincesse il primo fino a estendersi magicamente sull’altra. Ma questo è un altro punto, molto meno cruciale di un altro. Ovvero.
Il chiasso senza nudità.
Cos’è tutto questo scalpore? Perché correte al cinema ad ansimare di stupore, mentre brividi vertebrovaginali vi colano dalle cosce febbricitanti di eccitazione sulle vostre poltrone di velluto, e tornate a casa con un nuovo oggetto di autoerotismo in tasca molto poco incoraggiante per il vostro eventuale accompagnatore, adesso?
Perché ora?
Dov’eravate, care amiche, quando il nostro morto che rivive in due foglietti vestiva i pochi panni di un celebre condottiero, attraente anche solo stando a quanto per storia aveva compiuto?
Voi che lo adorate adesso che così onesto e vestito pare, cosa facevate quando il nostro si mostrava così selvaggiamente truce, pressoché nudo in battaglia o totalmente nudo su un letto, intento ad ingropparsi Lena Headey la notte prima della fatal battaglia?
Impareggiabile la bellezza incarnata nelle sue sopracciglia inarcate dai tragici eventi e schiacciate dall’ingombrante peso dei monili di Serse, nel suo collo che, urlando Sparta, si stirava mostrando i nervi, nella tartaruga del suo grembo così scultorea da sembrare bronzo appena unto di olio johnson, nella barba folta sogno tra i sogni di una più vivace e colorita cunnilingus.
Perché sospirate di desiderio ora che il nostro Butler si è fatto la barba e va in giro vestito con tristi e bucoliche camicie a quadretti o maglioncini infeltriti?
Voglio il computer, voglio irrealtà, voglio le moviole delle sue sferzate alle giugulari dei persiani e il suo corpo che stilla testosterone puro ultrapompato da Trent Reznor.
Rivoglio Gerald Butler. E lo rivoglio nudo.

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