Ci stringiamo all’alba. O è l’alba che ci stringe a sé?
Sulla riva le relazioni cambiano, le dimensioni crescono. Ti lascio andare avanti per passeggiarti in testa, sull’ombra che il sole ha allungato. Scruti il mare con lo sguardo strizzato che si ripara dai riflessi di una luce vibrante e ondulata, mentre, concentrata e giuliva, perdo l’equilibrio per centrare ogni tua impronta. Non ho mai avuto bisogno dei tuoi occhi come oggi e ti chiedo per favore, non calpestare le conchiglie. Non serve, sorridi con il profilo che guarda ancora il mare, sono già morte. Mi fermo, lasciando che la tua ombra vada avanti senza che i miei piedi ne seguano più i contorni. Alzo la testa dalla sabbia lucida di risacca a te che procedi con accento pacato e ritmo scandito da impronte della stessa lunghezza di prima. Non ho mai avuto bisogno dei tuoi occhi come oggi, e potresti avere torto.
Ora che sono morte, puoi sentirci il mare dentro.

Annunci