Parcheggio vicino l’entrata della sede elettorale. Spengo la macchina. All’improvviso vedo sbucare dal nulla sei uomini che si dirigono verso di me. Ok, sto per essere rapinata. Un attimo prima di andare a votare. Pensa che storia.
”Borseggiata giovane elettrice”
Prodi: “Un coraggio da premiare”
Berlusconi: “Così impara a votare i coglioni”

Uno dei tizi bussa al mio finestrino. Lo abbasso.
«Salve, signorina»
«Salve»
La mia sede elettorale è a Borgo Nuovo, quartiere non proprio noto per la sua benevolenza. Qualsiasi cosa vogliano, sarò educata. Anzi, quando si accorgeranno che in tasca ho solo 5 euro, farò anche la faccia dispiaciuta.
«Noi siamo per Orlando»
«Ehmbè?»
«Niente. Volevamo sapere…»
«Sì?»
«Lei ce l’ha per chi votare?»
Ok. Preferivo la rapina.
«Scusi?»
«Volevamo sapere se sa già per chi votare»
«Ma lei sta scherzando, vero?»
«No, perché molta gente arriva qui che ancora non sa per chi votare e noi.. »
«Ma lei sta scherzando, vero?»
«No, signorina. È che casomai potevamo dirle qualche cosa.. »
«Lei e i suoi amici, sapete che questa cosa è illegale?»
«Signorina, ma solo per fare due chiacchiere.. »
«Un’altra parola e chiamo la polizia»

Fa piacere constatare che a Palermo “polizia” sia ancora una parolina magica, in grado di azionare una potente forza centrifuga pari alla psoriasi.
Per lo meno in certe situazioni.

La cosa davvero interessante è che, dopo secoli di "Chi se l’incula la Sicilia", ad un certo punto diventiamo decisivi per le sorti del governo.
D’altra parte, regna un profondo senso di sconforto misto ad incredulità: trovo la richiesta di annullamento di Orlando del tutto legittima, ma non posso fare a meno di chiedermi chi fosse il mandante di quei bravi che ieri mattina mi hanno assalita mentre andavo a votare.

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