Prima di rispondere, abbassò lo sguardo sulle sue scarpe tirate a lucido come se da loro potesse arrivare il suggerimento illuminante –nel cui caso la responsabilità sarebbe ricaduta tra le sue parti basse senza coinvolgere nient’altro che una suola. Pensò anche che, invece di trovarsi lì a guardarsi i mocassini, avrebbe di gran lunga preferito essere al loro posto e nella vita preoccuparsi unicamente di evitare che due piedi tocchino terra. Certo, avrebbe dovuto abituarsi ad un insolito grado di sporcizia, ma d’altra parte, non sollevandosi mai dal suolo, sarebbe diventato campione indiscusso di razionalità. Dato il silenzio delle sue scarpe, evidentemente troppo impegnate a trattenersi dal tirare calci agli astanti, cercò risposta tra le sue mani. Le staccò dal busto al quale aderivano con la noncuranza di una sentinella londinese e le strinse insieme, sicuro che unite avrebbero rivelato l’oracolo. Ma quelle mani avevano nel frattempo accumulato tanta ansia che adesso tremavano e a nulla valse stringerle più forte perché, madide com’erano, l’una sfuggì al controllo dell’altra. Intanto, mentre sognava d’essere un mocassino, il tempo era passato tiranno -sebbene a lui sembrasse che si fosse fermato-, e ad operazione fallita, non gli restò che strofinare le mani umide sui pantaloni del simpatico completino da gangster che aveva deciso di indossare per l’occasione. L’effetto fu quello di un Pierino casualmente vestito da Padrino che, colto con le mani nella marmellata, se le pulisce goffamente addosso, sapendo che da un momento all’altro arriverà il meritato sganascione. Avrebbe dovuto essere più convinto, o quantomeno assumere l’aria di chi lo è -ricordò allora la necessità di sostenere qualsiasi cosa, fosse anche la più idiota, con la sicurezza di un re. Ma scusi, qual era la domanda? Con quel gesto, aveva solo ribadito a sé e ai presenti di non ricordare nulla dell’argomento, né era chiaro perché si fosse presentato. Però sapeva che a quella stessa ora del mattino precedente tracannava birra in una stanza in cui si sentivano volare poche mosche e qualche rutto, mentre adesso il brusio di quella sala cresceva insopportabile. Allora, mio caro. Sì o no? Ci mancava solo che lo mettessero alle strette. Per chi certe cose si limita a insegnarle, la questione è sempre chiara e solo chiarezza esige. Ma a lui serviva una risposta multipla. Sì o torni a casa ad allitrarti spalmato sul divano? Figliolo, oggi fa caldo e la gente aspetta.
Fu così che disse sì e, ancora tremando, mise su quel verbale la sua firma più brutta. Sotto il voto più brutto.

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