Oh che esecrabile emozione
sentirsi vulcano in eruzione,
incandescente come la lava
che dalla bocca terrifica sbava

Non ricordo di averti mai chiesto di uccidermi, ma ho subodorato le tue intenzioni e ho deciso di riverniciare i mobili di arancione. All’improvviso la mia stanza era troppo blu. Adesso è una stanza blu coi comò arancione, una conca blu dall’aria calda. Forse era una questione di carta da parati. Volevo distrarne il blu con qualche chiazza, ma occorreva strapparla dalle mura e sostituirla con una meno blu. È che non sono una da carta da parati. A me servono i dettagli, il resto dà noia. Come ostinarsi a mettere a fuoco una figura a partire dallo sfondo. Su sequenze imperturbabili, partire dal passo ultimo per tornare all’inizio. Quale il senso? Nulla vieta ai gamberi di essere animaletti fortunati. A me mancano le chele e l’acqua. Se vivessi nell’acqua, avrei capelli compatti e ondeggianti in un un’unica densa massa che segue il tempo del mare, ovvero nessuno. L’assenza del tempo può non essere piacevole. A volte ci si annoia, e allora ci si mette un berretto artigianale di carta da giornale e, con un pezzo di cronaca nera in testa, si cerca la dose di allegria che basti a fischiettare mentre si dipingono di arancione anonimi mobiletti bianchi, che su di sé portano i graffi di anonimi 21 anni bianchi. Se avessi potuto scegliere, li avrei comprati arancio, e adesso tutto questo mi parrebbe meno blu. D’altra parte, non avrei avuto nulla da fare negli ultimi tre giorni. Invece ho dipinto i miei mobili di arancione, pur sapendo che controllare che il colore non facesse troppi grumi non sarebbe bastato ad allontanarmi da te. Così ti penso ancora, signora tanto sola da voler compagnia. E allora cambio stanza, me ne cerco una meno blu che non ha bisogno di stare meglio con i mobili smaltati. Anche perché, dopo i tre giorni trascorsi a  colorare un comodino, ho notato che tutti i moscerini della zona hanno deciso di suicidarcisi sopra quando il colore non era ancora asciutto. Adesso ho dei mobili arancione con dei preziosissimi moscerini neri incastonati, idioti ingordi che non hanno resistito allo smalto e ci si sono buttati in planata, senza chiedersi se un odore tanto forte celasse cattive intenzioni. Adesso cambio stanza, mi trasferisco in una stanza con mobili nuovi e senza graffi, pareti arancione allegro e un sistema di aerazione che sputi metadone al posto dell’aria. Risolverò quiete ed aritmia, né accetterò le punizioni di certe ghiandole incomprese sotto forma di brutali risvegli. In una stanza nuova, meriterò di più e saprò che sarà giusto. Eppure nel meno blu tu mi mancherai. È una questione di carta da parati. Non si esce vivi dalla carta da parati.

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