Facciamo un gioco. “Il gioco degli stronzi”.
Regole facili e schema semplice. Alla fine vince il più stronzo, il pirla dei pirla, la testa suprema delle minchie mobili.
Si gioca a pedine, perché nella loro miniatura sono immediatamente rappresentative del livello di statura umana a cui porta il proprio quoziente di imbecillità. Pedina rosa elettrico e pedina blu isterico si incontrano infelicemente alla casella “Investimenti vantaggiosi”, dove pedina blu discute con pedina rosa offerte che non si possono rifiutare, vincite e gloria a mai finire, minibanconotine con cui comprare tutti i parchi della Vittoria del mondo. Pedina rosa accetta, ma l’accordo implica il pagamento di un pedaggio ad ogni avanzamento di casella che sarà pedina blu stessa a stabilire a suo piacimento di volta in volta. Pedina blu emana un gran tanfo, a metà tra vomito di neonato e carogna, ma pedina rosa, irrecuperabile credulona, pensa sia questione di peeling e lascia correre il gioco: con spirito profondamente filopedinico, non può certo immaginare che certe pedine siano cosetti problematici, diabolici e frustrati che riversano sulla loro casella e su quella altrui disperazione e insanabili turbe psichiche. Già a poche caselle dall’inizio, pedina blu inizia a mostrare le sue abilità di sgambettamento e il suo animo vile: mentre pedina rosa avanza faticosamente di casella in casella, pedina blu le scaraventa contro i carrarmati del Risiko che le fanno venire il sangue amaro. Pedina rosa a quel punto fa notare a pedina blu che ha sbagliato gioco, che in questo non esistono i carrarmati, le ricorda che una volta si era detto di essere onesti e pacifici; ma pedina blu, degna figlia di commercianti, vive per collezionare  banconotine con cui potersi barricare in una torre e terminare la propria magra esistenza grattandosi il culo lardoso o strofinando l’uno sull’altro due piedi eternamente puzzolenti. I patti iniziali e lo spirito del gioco non le interessano, vuole solo arricchirsi per rinchiudersi in quella torre e guardare il gioco dall’alto. Insomma: pedina blu si guarda bene dal lasciare il proprio segno nel mondo se non con la merda che copre le sue suole, quindi vaga senza sosta sul circuito da gioco spalmandone un pochino ad ogni passo. E siamo già arrivati alla “Casella inculo”, in cui, benché pedina rosa ce l’abbia messa tutta e anche di più, sebbene nel gioco sia stata talmente lodevole da innalzarne la qualità a livelli mai raggiunti da altri concorrenti, pedina blu prende la minipinza dell’Allegro Chirurgo e riduce a brandelli pedina rosa, dopo che questa le ha ricordato per l’ennesima volta che i patti all’inizio non erano questi, né tantomeno era prevista l’interazione tra più giochi di società.
Mai che funzioni diversamente nel gioco degli stronzi, in cui  tradizione vuole che ci sia sempre una pedina pronta a ritrattarne o reinventarne le regole perché non sa giocare che nel solo modo che conosce e per il solo fine che le pedine sue ave le hanno insegnato: con la truffa e per banconotine.

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