Il vento del sud porta polvere rossastra a colorare le strade e i passanti a chinare il capo per riparasi il volto dai ceffoni di sabbia che vagano, come onde di granuli fluttuanti sul cemento. Fluttuano anche i capelli corvini della ragazza col nastro adesivo in bocca, che, con poca destrezza da attacchina, incolla un manifesto su cui si legge riparazioni di dreadlocks. Anche se lei non ne ha. E forse li ripara per questo. Redimere l’imperdonabile può essere una questione di saggezza consapevole, che non c’è se la coscienza manca. Lontano dagli occhi sono possibili tante cose, ma da vicino non è così. Si distinguono e si nominano, per controllarle si classificano. Quei bambini che corrono in bicicletta e controsenso non sanno, perché non hanno ancora visto e, quando mai vedranno, ricorderanno sentendosi beatamente fortunati. C’è un signore che ogni mattina, puntuale come il sole d’agosto, corre fuori dal suo negozio, mette lentamente le mani dietro la giacca grigia e aspetta che io passi per salutarmi. Non parla, fa solo un cenno col capo senza smettere di guardarmi, mentre io gli volgo un saluto principesco agitando di pochi centimetri le dita di una mano. E sono subito una battona tra le strade di una Palermo calda di inizio Novecento. Sul vicolo danno botteghe di internet point con scritte adesive rosse, direttamente dall’India, questo è chiaro. Conosco un uomo che ama un’altra donna da decenni, eppure ne ha sposata un’altra perché così voleva la sua famiglia, figlia a sua volta di una terra ancora in guerra. E sono subito un’anarchica tra le strade di una Palermo borbonica. Quel che gli resta sono gli spiccioli di una carta telefonica con cui raggiungere la sua voce in capo al mondo, provare l’ebbrezza di un’illusione e disperarsi dopo aver posato la cornetta. Il vento del sud scalda i corpi in pochi istanti, ne rivela le passioni che un intero inverno ha assopito. Il desiderio più diffuso per chi passa da quella fontana appena restaurata, dopo un’attesa lunga quasi un decennio, è quella di spogliarsi incurante della folla e farci la dolce vita dentro. Che sia sotto gli zampilli o dentro la folla non importa. La primavera non fa differenze di sorta tra sostanze e percentuali, macchia solo l’aria con la voglia urgente di impollinare. E oggi che sotto fucilate di grandine il mondo pare abbassarsi inzuppato, mi chiedo come siano i dreadlocks bagnati, e so che se quel tenero uccellino senza mamma non la smette di cantare dolore, esco. E prima che sia la grandine a fucilarlo, lo uccido con queste mani.

Annunci