Da qualche anno a questa parte l’inverno si affronta con leggerezza, senza più gli sbuffi annoiati o tremolanti di freddo di chi aspetta l’estate per rosolare al sole e arrostirsi le chiappe.
Si sentono sempre meno bbr per il freddo e maledizioni alla stagione che lo porta. Scarseggiano le facce nascoste per metà dietro le sciarpe lanose o le punte dei nasi arrossate di gelo. Le fashion addicted da “Non vedo l’ora che arrivi l’estate perché così posso scollacciarmi nel mio nuovo vestitino spremitetta” hanno smesso di vedere l’ora, ché ormai non fa più un freddo da golfino gonfiaciccia e i vestitini girofica vanno bene anche d’inverno.
Le cose sono cambiate.
Valanghe che tramortiscano i fighetti che vivono in attesa della settimana bianca, quelli che, se chiedi loro che sport fanno ti rispondono che sciano, anche se in realtà tirano a lucido gli sci una tantum per usarli un massimo di 25 ore all’anno, non hanno più modo di esserci.
La neve non cade, molto semplice.
Quest’anno non si scia.
Qualsiasi minchione che dica di essere uno sportivo e di fare lo sciatore, potete tranquillamente
dirglielo.
Che è un minchione, intendo.
Almeno per quest’anno.
Io non vedo l’ora. Perché io non so sciare e, anche se sapessi farlo, comunque non sono abbastanza squilibrata da andare lì dove ci si abbronza dai capelli fino al collo diventando campioni di inestetismo in un baleno.
Chi torna dalla settimana bianca sembra un fotomontaggio. Un’ustione in faccia e il resto degli arti come quelli del Cristo del Mantegna. Tornare monocolor è impossibile, così si corre ai ripari con i simpatici lupetti che, se non sei tozzo, adesso ci diventi.

Gli sciatori da 25 ore annue sono perciò destinati ad estinguersi. Profonda la disperazione di chi l’estate scorsa ha speso migliaia di euro in attrezzatura da sci pensando di fare un affare con i saldi sugli acquisti fuori stagione. Consiglio vivamente il riciclo di tutto il materiale.
D’altronde quale povero non vorrebbe un paio di sci a colazione?
Ma, oltre agli sciatori che si tolgono finalmente dalle palle, un inverno meno freddo ha altri lati positivi. Le tempeste di neve sono in calo netto e chi pensa che usare neve artificiale per eguagliare una valanga sia una buona trovata pubblicitaria, farebbe bene a chiudere baite e battenti e correre al mare. Con un lido attrezzato si corrono meno rischi.
Grazie alla temperatura più gradevole e al gelo meno intenso, pare che gli italiani abbiano riscoperto il piacere della natura anche quando non possono sciarci sopra. E così si prevede che un buon 60% della popolazione passerà i giorni di ferie negli agriturismi. Aah. Gli agriturismi. Aria pulita, flora e fauna tutt’intorno, il caminetto di fronte cui gustare un buon bicchiere di porto per sentirsi, una volta tanto, qualcosa che non si è, le pareti in legno con gli animali morti stagionati e penduli, le massaie che ad ogni portata chiedono “Com’è?” con una dolcezza tale da farti impallidire e rispondere che è tutto buonissimo anche con la bocca piena di lardo di colonnata. Dovere encomiare una padrona di casa con l’affetta prosciutto in mano, spesso fa dimenticare le leggi della buona creanza. E se scappa un "manca un po’ di sale", riparare subito con il classico "ma va beh, fino a quando il sale è poco, lo si aggiunge; il vero danno è quando è troppo".
L’agriturismo è il top della vita sana, se ci si ricorda di portarsi dietro qualche chilo di brioschi prima di mettersi in viaggio. Ma se la domanda è tanta, i gestori si gasano, i prezzi vanno alle stelle e mangiare in un agriturismo può voler dire aprire un mutuo. Quindi tanto vale andarsi a comprare una casa in campagna.
Un inverno meno freddo può essere causa di ventate d’anarchia precoce. Non essendoci più vacanze scolastiche extra dovute ai disagi per neve, tra un paio d’anni anche gli studenti delle elementari andranno in autogestione fino a Natale, anche se con l’autorizzazione dei genitori firmata sul diarietto.
Quando in inverno fa meno freddo, la storia cambia. Adesso ci sono meno vecchietti che tirano le cuoia in questa stagione di quanti ne annunciavano i tg fino a qualche tempo fa.
In compenso di vecchietti ne muoiono parecchi d’estate, mentre la de longhi se la ride e dimezza i prezzi dei condizionatori se a comprarli sono gli ultrasessantenni. Un motivo in più per andarsi a cagare la nonna che non si vede da tipo tre anni, cioè da quella volta che s’è ricordata che a Natale si fanno i regali.
“Ciao, nonnina”
”E tu chi cazzo sei?”
”Tuo nipote, nonnina. Non ricordi?”
”Che dio ti fulmini. Dove sei stato negli ultimi tre anni, gran figlio di bagonda?”
”In guerra, nonnina. Non ricordi?”
“Ma di che cazzo stai parlando?”
“Dai, nonnina. Abbiamo tante cose da raccontarci. Andiamo a parlarne da Trony”
Un inverno meno freddo significa più caldo per tutti e non è che questo sia proprio un gran bene, perché, anche se le fanciulle possono permettersi di portare i jeans a vita bassa e far vedere il culo non più solo in estate, ma anche in inverno inoltrato, l’armageddon è alle porte. Prima o poi anche Bruce Willis morirà e i ghiacciai si scioglieranno, in tempo per uccidere i nostri nipoti.
Ma tanto i nostri i nipoti noi non li vedremo, perché il panda, che nel frattempo non si sarà estinto, ma avrà assunto, per trasformazioni da selezione naturale, l’aspetto di un tirannosauro rex, figlierà come i conigli e la sua specie si impadronirà del mondo, divorandone i cattivi. E da che mondo è mondo, i cattivi non sono i panda, nemmeno quando sono diventati panda-rex, ma noi.
Non tutto però sarà perduto. Perché nel frattempo, grazie alla plastica che involontariamente ci spariamo ogni carotina che mangiamo, saremo diventati splendide fenici variopinte e prima o poi,
quando anche i nipotini che mai vedremo saranno inghiottiti dall’acqua che reclamerà il suo spazio come un sedicenne isterico che non vuole più dividere la stanzetta con il fratello spione,
quando l’inverno, stanco delle chiappe delle adolescenti, vorrà tornare freddo,
e quando agli scolari non resterà nient’altro da occupare che la de longhi,
solo allora noi, splendide fenici variopinte, risorgeremo dalla nostra stessa merda.

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