Si muore un po’ ogni giorno. Una si sveglia la mattina e già lo sa. Il suo analista dice che una a colazione dovrebbe bere latte e un cucchiaino di morte. Quindi una si sveglia alle sei del mattino, ricorda le parole del suo analista e da quel momento in poi, se qualche disgraziato le dirà "Buongiorno", lei sorriderà e mentalmente lo manderà a ‘fanculo. Però una, come tutti, fa finta di niente e va a lavorare comunque, pur sapendo di far parte di un’enorme e ben congegnata presa per il culo. Chi dice che ogni giorno è un nuovo giorno è chiaro che soffre di qualche rara forma di amnesia che gli formatta il cervello di notte, oppure è Paris Hilton. Perchè le giornate di una non cambiano molto dalle precedenti. Una si sveglia alle sei del mattino ogni mattino, fa una striminzita colazione a base di pane e niente, si fa una doccia rigenerante non si sa bene da cosa, usa bagnoschiuma selezionato per un involucro che prima o poi verrà impuzzolentito dalle tignole, si cosparge la cute di una lattiginosa maschera anticrespo, si trucca quanto basta per sembrare meno vecchia, vanifica l’azione dell’anticrespo sparandosi 1.800 watt di phon cocente per domare dei capelli dotati di eccessivo potere decisionale, apre il suo armadio con la grazia con cui si apre il portale di San Petronio e sceglie di mettersi della roba più striminzita della sua colazione. Quindi bacia il suo cane, bacia il suo gatto, ed esce. Se vivere è un po’ morire, uscire a Palermo alle sette del mattino è peggio. È un’esperienza probabilmente travolgente. Nel senso che, appena si mette un piede fuori, c’è una possibilità su tre di essere travolti da una macchina. Così una si fa coraggio e si immette nel fantastico mondo del disagio mentale umano su quattro ruote. Una non ha una macchina che non possa essere aperta e rubata con un apriscatole, quindi preferisce prendere l’autobus. Dopo 30 minuti a squagliarsi o raggelare, una sale sul mezzo e spera di incontrare anche oggi quel tipo con occhio azzurro ragguardevole che contribuisce a renderle più interessante la discesa nella City.
Palpiti di speranza.
Sull’autobus succedono le cose più strane. Oggi è la volta delle ragazzine che hanno bigiato in onore di Halloween, per noi italiani festa oltremodo nazionale e che dunque merita una sana bigiata. Guardandole, una si rende conto che a farsi la piega è proprio una principiante. Le ragazzine sembrano fatte al risparmio, con un unico stampo: frangia lunga, riga in mezzo, gomma in bocca, bomberino, jeans sdruciti, occhiali a mascherina, trucco, trucco e ancora trucco. Una le guarda e le viene automatico chiedersi com’era lei alla loro età ma, siccome sa che la risposta sarà sicuramente sbagliata, fa finta di non ricordarselo e si lascia cullare dai profondi discorsi delle pulzelle accanto, scrupolosissime nello sputtanare le altre compagnette che hanno preferito entrare a scuola per il compito di matematica. Un compito che, essendo in 6, non avranno certo fatto, quindi peggio per loro, brutte secchie bastarde. E io l’altra volta ce l’ho detto a Concetta. <Cunc&egrave;, quando pare a te, la smetti di fare la sconzaiocu ogni volta che ce l’abbuttiamo! Poi ‘un ti lamentari ca’ un ti caca cchiù nuddu> (Concetta, qualora ti sembrasse più opportuno, dovresti smetterla di fare la guastafeste ogni volta che mariniamo la scuola, altrimenti non sorprenderti se non ti si fila mai nessuno).
Una arriva alla sua fermata. Scende. Si trova davanti la cattedrale, la saluta, le scatta qualche foto con la mente, si ripete quanto spesso gli uomini creino cose irragionevolmente attraenti, passa accanto un venditore ambulante di panelle e crocchè&nbsp;che sta insudiciando il prospetto intero del duomo con l’olio che esala dal suo caldaio, si chiede puntualmente come faccia certa gente a mangiare panelle e crocchè alle otto del mattino e arriva a lavoro. Si apre il sipario. Che la finzione abbia inizio. Buongiorno strascicati di qua e di là e una si mette a lavoro. Una pensa che non ci sia niente di peggio di fare qualcosa sapendo che quel che fa non le servirà materialmente a nulla e si domanda per quale insano principio allora lo stia facendo. Una se lo chiede ogni giorno e ogni giorno lavora come una battona nascosta dentro una caserma.
Che dire?
Almeno il caffè è gratis.
All’ora di punta, quando la città di traffico collassa, una esce dal lavoro in tempo per un’altra sana dose di smog pomeridiano. Si dirige in fretta verso l’ennesima fermata dell’autobus e aspetta. I turisti spassano e le informazioni che chiedono vanno dalle più classiche alle più stravaganti. "Excuse me. Can you tell me whele is Polta Poltese?". Ciccia gialla, mi sa che hai fatto un po’ di confusione.
"Maybe you mean PoRta Felice".
"Oh, glie, glie, glie" ride lei.
Che cazzo ti ridi, penso io.
L’autobus, grazie a dio, arriva. Questa volta non c’è il tizio dall’occhio azzurro ragguardevole, ma un pungentissimo odore di gente a cui non piace lavarsi. Una, che da piccola soleva accompagnare il suo papà a far visita ai pazienti in ospedale e che di tanto in tanto vomitava dietro l’etere ivi dominante, soffre tutt’ora moltissimo i cattivi odori e adesso, su un autobus in quelle condizioni, cerca di mascherare i suoi conati con colpetti di tosse da febbricola. D’altra parte l’autobus non è quello che prende da casa sua fino alla City, ma quello che la attraversa nelle sue zone da jet set. Quindi è un autobus molto più bello e confortevole, la vista &egrave; certo migliore, ma a quanto pare la gente che prende gli autobus fighi si lava meno di quella che vien dalla campagna. Una allora scende un po’ prima del previsto, perchè proprio non ce la fa a sopportare il puzzo della gente ricca. Si incammina verso casa. Non la sua, ma quella di ragazzini spastici a cui una fa lezione.
Una citofona e il più spastico dei bimbi spastici le risponde.
"Ciao. Oggi non c’è bisogno che mi fai lezione. Domani è vacanza"
"Potevi dirmelo prima. Ho mosso la Germania per venire a farti lezione"
"Scusa, ma ho visto il calendario solo ora. Domani è Halloween"
"Non proprio, ma ciao"
"Ciao&quot;
Una può dunque tornare a casa.
Aaah. Casa. Casa significa basta e basta significa mettersi comoda ad adorare dio tubo catodico. Una allora si appollaia sul sofà, prende un plaiddino in morbido pail e vi si avvolge nella speranza di uscirne domani, accende la tivvù e aspetta di ottenerne una buona razione di ottenebramento cerebrale.
In tivvù c’è Loredana Lecciso e, non tutti ci crederanno, ma parla.
"Loredana, tutti i nostri telespettatori vogliono sapere come va il periodo che stai vivendo"
"Il periodo che sto vivendo va benissimo. Guarda, non lo cambierei per niente al mondo. Soprattutto&nbsp;non lo cambierei per nulla al mondo"

E ottenebramento fu.

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