“Ciao. Ho un dolore paralizzante al basso ventre, sulla destra. Non vorrei che la mia simpatica appendice si sia stancata di me. Prima che si metta a fare la ola a suon di pe-ri-to-ni-te, potresti avere un incontro veloce veloce col mio colon? ?al colon=i-te, potresti venirmiuadrisillabico ce si stessa stancando di me.    Prometto che sarò buona”.
“Arrivo”.
 
All’inizio pensavo che l’ennesima visione di Shannon o le sue imbarazzanti incapacità recitative mi avessero bloccato la digestione. Poi è saltato fuori che il buon vecchio Sawyer avrebbe potuto abbandonarci e questa possibilità mi ha dato così tanto sconforto che già pensavo di scrivere una lettera di reclamo al caro Rupert, piena di insulti, lamentele e pianto.
 
Gentile Signor Murdoch,
come può essere così crudele da accettare di mandare in onda sulle sue reti un serial in cui il personaggio in assoluto più figo del mondo televisivo mi muore per una stupida pallottola presa per colpa di uno neretto stronzo e iettatore a poche puntate dall’inizio della seconda serie? Si svegli, mio longevo magnate, e piuttosto che rischiare di indebitarsi con la telefonia italiana, stia più attento ai suoi canali e mi faccia guarire Sawyer al più presto, che` noi donne con poco al mondo abbiamo sempre tanto bisogno di pettorali come i suoi”.
 
Il mio stomaco si placò leggermente con la scena finale, in cui la bionda viene freddata all’improvviso (ed era pure ora) dalla portoricana (quella che recita come se stesse continuamente testando un decontract rughe, per intenderci). Per carità. Non sono un’attrice e non so proprio come reciterei se fossi una naufraga e sopravvivessi alla morte dell’unico uomo al mondo capace di sopportare la mia nevrastenia per la mancanza di un centro estetico su un’isola deserta (il fatto che quest’uomo si chiami Boon, e dico B-o-o-n, è irrilevante, almeno in questo contesto. In un altro non si potrebbe non sottolinearne la pietà). Ma bisogna ammettere che il massimo del patos teatrale che questa attrice (?) riesce a raggiungere è quando reclina la testa leggermente a destra e accelera il passo con la faccia incazzata. Facendo un breve calcolo e considerando che non potevano certo schiattare due personaggi in una stessa puntata, quella scena mi ha rincuorata: il mio Sawyer non sarebbe morto. Almeno, non adesso.
Ma il mio stomaco mi faceva ancora un male agghiacciante e già mi vedevo sotto i ferri o a scrivere una lettera alla nazione in cui avrei invitato tutti a volersi bene, giacché non si sa mai quando la tua appendice può andare in pensione, ed è meglio stare vicini vicini piuttosto che litigare perché uno vuole il petrolio dell’altro e ci mette il sogno americano in mezzo. Avrei anche stilato un piccolo testamento proibitivo:
“Io, janisblu,  nel quasi pieno possesso delle mie facoltà mentali recentemente messe a dura prove dalle ultime puntate di Lost, predispongo che tutti i miei beni, al momento ammontanti ad euro 34, vengano lasciati al mio pechinese Burù. Voglio inoltre che tutti i miei libri, inclusi i più demenziali, vadano al mio amico Sal affinché egli possa disporre di un’inesauribile fonte di cartine in futuro; che tutti i miei Blow up vengano dati in dono al mio capo, in modo da obbligarlo a farsi una cultura musicale una volta per tutte e a smetterla di ascoltare i Type 0 Negative (mon dieu..) in redazione; che anche la mia cyclette gli venga regalata, ragnatele incluse, affinché perda tanti chili quanti io ne ho persi appresso a lui. Quanto ai miei 2000 dischi ‘fanculo tutti, me li porto nella tomba, non li meritate, brutte orecchie inquinate che non siete altro”.

Mio padre pigia le dita sul mio stomaco e le affonda come se la mia pelle fosse gelatina killer.
”Qui ti fa male?”

“Ma certo che no, che vuoi che sia? Piuttosto dimmi: ci sarà mica qualche legame tra te che mi stai spappolando il colon e quel mio piede destro che d’un tratto è diventato blu? Che dici, potrò ancora contare sul solito afflusso di sangue quando avrai finito di spappolarmi gli organi o andiamo dritti dritti verso l’ischemia?”.
“Lo prendo per un sì”.
“Ecco, bravo. Prendi anche la tua laurea per un Si-sono-sbagliati e torna in macelleria”.
“Hai una colica renale”.
“Non suona bene”.
“Non mangi bene”.
“Non puoi dimostrarlo”.  
“Cos’hai mangiato oggi?”
“È un concetto un po’ vago oggi”.
“Oggi a pranzo”.
“Ah, già. Il pranzo. Mmm. Vediamo. Allora. Oggi a pranzo ho mangiato un cornetto alla marmellata, pasta alla norma, un kinder bueno e involtini di maiale”.
“Nell’ordine?”
”Un cornetto alla marmellata, pasta alla norma, un kinder bueno e involtini di maiale”.
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