Io, che a metà giugno devo dare una materia di cui ancora devo comprare due libri, non studio. Perché io di studiare quando so che altra gente sta al mare non ne voglio sapere. Piuttosto incrocio le braccia e manifesto contro il sistema. Ma non contro il sistema universitario, che’ mi va fin troppo bene che metta gli appelli fino a luglio. Io mi oppongo al mare che ha deciso di essere così bello molto prima che luglio inizi.
Non è giusto.
È un abuso di potere.
Io oggi non studio perché scendo in piazza contro l’abusivismo del mare.
Così forse il mare la smetterà di essere mare, si ritirerà in bassa marea e gli stronzi che in questo momento ci stanno, la smetteranno di fare tanto i furbi e torneranno a studiare pure loro.
Maledetti.
Già li vedo quegli assolati nullafacenti che entrano in acqua in punta di piedi, sollevando i gomiti per non sfiorare l’acqua gelida; che fingono di non aver visto l’ultimo gavettone che gli è arrivato addosso o sono tanto coraggiosi da contare fino a 300 prima di tuffarsi.
Mentre mi prendo borghesemente il sole in terrazza pregando il cotto di fare un buon lavoro di riflesso, i bulli da spiaggia e dal costume antiabbronzante –quello che arriva sotto il ginocchio, per intenderci, zeppo di sagome floreali alla voglio fa il californiano- occupano i loro bei 30 metri di battigia per farsi i passaggi con quel pallone che ovunque va, fuorché sotto i loro piedi e a cui tutti vorrebbero tanto dare un bel colpo di tagliabalsa. I bellimbusti col sundek (ma senza il culo per permetterselo), prendono la loro tavola e la cullano 400 metri a largo con bracciate magistrali, per poi accorgersi che il mare oggi è un olio e in effetti non c’è poi tanto vento, quindi tanto vale tornare a nuoto e rimandare la figura di voglio fa un mercoledi da leoni a domani. (Vorrei ricordare a tutti i presunti surfisti di Palermo, che Palermo è una baia di pochi chilometri e che nelle baie di pochi chilometri, a differenza di quanto avviene a Malibu, la corrente è una brezza di massimo 2 nodi). Le donzelle, quelle che si preparano per la prova costume da gennaio e l’hanno abbondantemente superata, saranno in acqua a fare le deficienti a schiaccia7 continuando a urlare “Ma come? Non eravamo a 5?”. No, 5 è il tuo q.i. e, anche se stavamo a 5, a prenderti a pallonate sto da dio, perché tu non me la dai e credi ancora che se mi baci resti incinta (lei anni 13, lui anni 18). Quelle in tiro vanno al mare per modo di dire, perché poi non osano nemmeno arrivare a riva per vedere com’è l’acqua. Loro resistono al caldo col loro nebulizzatore riciclato dal super autoabbronzante che usano da Natale e si tirano su il costume fino a coprirsi solo i capezzoli. Ma scusami. A questo punto toglilo proprio. Ma no, il topless è poco chic. Eh, no ciccia. Di’ piuttosto che le tue tette si vergognano e c’hai un’imbottitura di chili 4 addosso.
Poi ci sono le mamme coi bambini. Le mamme coi bambini sono il terrore di ogni spiaggia perché è d’obbligo che ad un certo punto della giornata (in genere poco prima del pranzo) i loro figli si perdano. Allora vedi da lontano quelle povere creature camminare sul bagnasciuga col dito in bocca, mentre piangono a dirotto sillabando a grandi fauci “mammaaa   aa  a”. Che poi scusami, bambino che ti sei perso. Ma tu un papà non ce l’hai? Perché quando ti perdi cerchi la mamma? Vai a fracassare i maroni anche a quel gran scaricabarile del tuo papà, vai.
E la mamma dal figlio perduto seduta sulla sdraio all’ombra del suo ombrellone, scorge il suo bambino accompagnato da un signore (quasi sempre coi baffi, la panzetta e un costume rosso) che gli ripete Hai visto? Hai visto che l’abbiamo trovata? Hai visto? Appena lo vede, la mamma scatta dalla sua sdraio, lo chiama Sangue mio e gli chiede Che è successo?. Perché lei, che suo figlio si fosse perso, non ne ha mai capito un cazzo. Non se n’era manco accorta, tutta presa nel fare a gara con la sua comare a chi c’avesse il marito più lavoratore (Mio marito lavora 9 ore al giorno. Mio marito 12. Sì, ma mio marito lavora pure la domenica. E mio marito quest’anno ha lavorato di domenica, a Natale, a Capodanno, a Pasqua e a Ferragosto. Beh, ma tuo marito fa lo spacciatore, scusa).
Ed eccolo il marito. Avanza dalla strada alla spiaggia col passo stanco di chi ha appena finito di lavorare (o di trombarsi l’amante) e non vuole concedersi al mare perché sa che dopo pranzo dovrà tornare a lavorare (o a trombarsi l’amante) . Giusto il tempo di fingere di interessarsi alle ultime dal mondo sul giornale che tiene rigorosamente sotto braccio e di far fare due tuffi dalle spalle a quel figlio che fino a poco prima avrebbe potuto essere immesso nel traffico di organi.
Se il figlio non si perde, le mamme in genere si ricordano di fare le mamme e vogliono sempre dimostrarlo al mondo. Come? Semplicissimo.
Aspettano che il figlio entri in acqua dopo avergli raccomandato con occhi da polpo di non allontanarsi troppo dalla riva |Se no torniamo subito a casa|, e dopo appena due minuti che il bimbo sta a mollo, si avvicinano alla riva e con la voce più stridula che possono gli urlano |GIOVAAAAANNINOOO!| di tornare qui, il tutto corredato da ampi gesti di un solo braccio e il culo stizzito in fuori. Ora. Mamma che mortifichi il tuo bimbo mentre lui si sta facendo i cazzi suoi a 50 metri da te dove c’è la secca e l’acqua arriva ai polpacci, se non vuoi che il poveretto diventi l’unico mongoloide del suo gruppo che non ha mai imparato a nuotare, perché non rilassi il culo e la smetti di sbraitare? Forse perché sei tu quella che non sa nuotare (e no, nuotare a cagnolino non significa nuotare) e sai che, se gli dovesse succedere qualcosa, non potresti fare nulla. Quindi, corona il sogno dei genitori che vogliono che i figli siano migliori di se stessi e lascialo in pace a farsi le sue nuotate, che in un’acqua di 8 cm non è mai annegato nessuno.
In effetti la mamma impaurita non è da biasimare, che` è già di per sé scoraggiata dall’inefficienza dei bagnini.
I bagnini sono quegli strani animali da spiaggia che stanno sempre sotto un ombrellone solitamente circondato dall’immensa aura di gaiezza civettuola emanata dalle 6/7 ragazzine appostate nei paraggi.
Ricordate.
La prediletta del bagnino è quella che sta in piedi, appoggiata all’ombrellone del suo fusto, sempre pronta a scattare in un’improvvisa lap dance. Altre volte la si vede stringere con una mano il gambo di quell’ombrellone, conscia del messaggio fallico che manda al suo abbronzantissimo guardiaspiaggia. La nostra potenziale stripteaser ritira la pancia fino a stare in apnea per una buona mezzoretta e sorride a qualsiasi stronzata lui dica in bagninolese (dialetto poco chiaro delle contrade marittime), ma non lascia mai il manico dell’ombrellone perché il messaggio sia chiaro e durevole: Voglio farmi il bagnino a cui tutte vanno dietro per dire in giro che, tra quelle tutte, lui ha scelto me –e non sa che un bagnino ha anche un turno pomeridiano durante il quale  adescare altre pulzelle che se lo vogliono fare per dire in giro che…
Insomma: il bagnino è un parassita che campa sulla poca originalità che contraddistingue le donne.
Degno preludio al focoso amplesso che i due consumeranno la sera seguente nascosti da una barca capovolta sulla spiaggia e alla faccia della dermatite da sabbia, è il bagnetto che i due amanti fanno alla luce del sole perché, di fronte l’ultima lustrata de
l manico dell’ombrellone da parte della bella, lui non riesce più a domarsi. Cercando di non dare nell’occhio, i due si allontanano dalla riva quanto basta per diventare due irriconoscibili puntini nel blu e poter selvaggiamente limonare indisturbati. Quando la bella si accorge che sta diventando cianotica, coglie l’occasione per fare la profumiera* e tirarsi il suo bagnino fino a stanotte; gli propone di uscire dall’acqua ma lui Per favore, vai avanti tu. Io resto qui per un po’, e non è mai perché all’improvviso gli è venuta voglia di farsi una nuotata.
La vera innamorata del bagnino non è colei che si diverte a lasciarlo in condizioni anatomicamente insopportabili, no. La vera innamorata del bagnino è in genere la migliore amica della figona che riuscirà a portarselo a letto, quella che sta accovacciata sulla sabbia e la sposta con grandi movimenti del braccio, non osando alzare lo sguardo verso i due che flirtano senza pietà. La vera innamorata del bagnino è una figlia di papà che proprio del bagnino s’è infatuata perché sa che lui a suo papà non piacerebbe, ma è pronta ad urlargli in lacrime Papà, io lo amo! non appena questi le vieti di uscire insieme a lui che l’ha invitata a fare una passeggiata sulla spiaggia tanto per poter dire agli amici che frequenta la cocca dell’ingegnere (il che rende le donne in villeggiatura delle parassite che campano sulla poca originalità che contraddistingue i bagnini).
La mamma del figlio perduto o del figlio mortificato dalle sue urla di pazza nevrastenica, sa benissimo tutto questo (probabilmente perché lei è stata quella che il bagnino s’è portato a letto mollandola il giorno dopo e ha così tanto rosicato da dire sferzantemente alle sue amiche che non era poi tutto ‘sto granchè) ed è per questo che del sistema bagnini in Italia non si fida. 
Così, sognando David Hasselhoff e i suoi pettorali flosci e ballonzolanti che piacciono tanto alle signore, afferra l’infelice per un braccio e lo strattona fin sotto il suo ombrellone, dove lui rischierà l’asfissia nell’insabbiarsi fino al midollo in modo da avere un’altra scusa per tornare in acqua.

Oh, secolare e sempiterno popolo della spiaggia.
Io ti amo.
Ma per oggi, vaffanculo.

*Adorabile donna che provoca ma non si concede, che la fa’ odorare (da qui il termine), ma non la dà mai.

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