Non è detto che l’erba del vicino sia sempre più verde; ma so che di sicuro è più della mia.
Pertanto, nell’aroma di antichi giardini d’Oriente imbiancati di zagara, inutile pensare alla gatta che va talmente a lardo da lasciarci lo zampino; benedetta lei che ci va mentre io sto a dieta da 7 giorni e non vedo il becco di un lipido.
Chi ha detto che il male diventi gaudio per metà quand’è comune?
Può anche darsi che, tra un giorno e l’altro in cui lui ha lasciato me e con me anche lei, non ne ricordi uno trascorso tra risa e gioia. Tuttavia non basta per ammettere che non ci sia stato, dato il fumo dei carboni ardenti che aleggia spesso tra i piedi su cui la mia impazienza ama sedersi.
E se una rondine non fa primavera, inutile continuare a parlare di stagioni che non sono più mezze, quando tutti i giorni si somigliano e la Pasqua è tale e quale l’ultimo Natale, solo un po’ più al mare. E pure penso che non sia poi tanto vero che l’abbondanza non faccia mai carestia, così come un abito il suo debito monaco e un decolté il suo aumento d’ascolto. Perché ci sono costanti, ma anche variabili tanto nitide che qualcuno male interpreta e dimentica.
Com’è possibile che al peggio non ci sia mai fine se chi inizia è già a meta dell’opera? Forse che un inizio sia già una fine e che il peggio, tra il dire e il fare, stia a metà?
Nel frattempo, chi ha una barba tanto lunga da renderlo filosofo, raccomanda
aiutati, che` Dio ti aiuta.
Ma esattamente..

Quando?

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