No. Io non amo ossessionatamente il mare. Diciamo che ho una fissazione per l’acqua, che è diverso. Amare l’acqua va bene, perché è natura romanticamente e amore per la mamma psicologicamente (il fatto che non parli con mia madre da due mesi penso sia irrilevante di fronte la certezza di acclarate associazioni psicoanalitiche). Oltre all’amore spasmodico per l’acqua, ho un’ossessione ancora più maniacale per il sole: l’estate è la stagione più faticosa di tutte. Devo assolutamente diventare nera prima che inizi, se intendo portare avanti il mio progetto socio-umanitario di differenziazione dalla massa e pertanto quei tre mesi scarsi servono solo a mantenere la mia abbronzatura primaverile sfavillante e duratura. D’altronde, non penso piaccia a nessuno rimirarsi in pieno inverno e scoprire la propria pelle piena di macchiette nocciola, per poi disperarsi nel rendersi conto, mentre fuori la pioggia invernale cade scrosciante, che non si può più fare niente. Sarebbe troppo frustrante. È da irresponsabili affidare la propria melanina unicamente al sole estivo: non dà certezze epidermiche per il futuro e chi non si occupa del futuro della propria pelle, beh ..meriterebbe la gogna dei trattamenti esfolianti.
Qualcuno potrebbe pensare che sia facile. No che non lo è. Coloro che credono nelle istantanee reazioni della melanina, sappiano che è un lavoro estenuante, che richiede miriadi di cure costanti,  un animo forte ed eroicamente paziente di fronte i capricci e i cambiamenti di umore di un’intera stagione. Detesto far dipendere i miei strati epiteliali da fattori esterni. Io devo tutelare la mia epidermide e offrirle il massimo delle garanzie. No. Io non amo ossessionatamente il mare. Sono solo tragicamente costretta ad andarci a metà marzo perché sarei semplicemente una stupida irresponsabile altrimenti. Quindi oggi, che diluvi o che piovano cavallette, ci si va. Sembra che anche le previsioni meteo siano d’accordo, ma sarebbe da stupidi affidarsi ad una sola campana. Così, non contenta dell’ultima mezzora passata di fronte a Meteo24 e l’incapacità delle sue presentatrici modello badante sexy di mia nonna di parlare italiano moderno, consulto tutti i siti possibili, dai più comuni come meteo.it alle previsioni del sito della NASA. E non potrei nascondere di aver avuto qualche difficoltà imbattendomi nelle previsioni meteo di un paio di siti russi. Sì. Russi. Beh? Se qualcuno crede che la guerra fredda sia finita, si sbaglia di grosso. E non ho alcuna intenzione di rischiare di rovinare la mia giornata al mare solo perché due stupidi continenti continuano infantilmente a farsi guerra tra di loro sfruttando pure la meteorologia.
Spulcio in tutto una 15ina di siti internet e sembra che tutti prevedano unanimemente un sole perfetto con tanto di 20 gradi al seguito. Eccetto un sito sfigatissimo che si permette di registrare una temperatura di 13° e un vento di non so quanti nodi. È mancato davvero poco che scrivessi una mail al gestore del sito per aver divulgato informazioni così false e chiedergli un rimborso per danni morali al mio buon umore. Ma a pensarci bene, chi si fiderebbe mai di un sito con una grafica tanto pessima e nemmeno uno stralcio di disegnino di nuvolette e soli che sorridono?
“Crema protezione 20 per il viso?”
“Presa”
“Crema protezione 10 per il corpo?”
“Presa”
“Crema  protezione 5 per le labbra?
“Presa”
“Balsamo protettivo per capelli?”
“Preso”
“Occhialetti protettivi per gli occhi?”
“Credo che la Korff dovrebbe premiarti come cliente dell’anno”.
“Non si è mai troppo prudenti col sole di marzo”.
“Qui non c’entra più niente. Dove li mettiamo i panini?”
“Panini? Quali panini?”
Mia sorella è una persona davvero adorabile, ma di fronte al pericolo della mancanza improvvisa di cibo, diventa sempre molto apprensiva.
“Mangeremo qualcosa in qualche bar sulla spiaggia, tanto per non perdere tempo”.
Sulla strada che costeggia la nostra costa, mi chiedo come abbia fatto a rimanere per un inverno intero lontana da quel mare. Con Patrizia scoperchiata, sento il sole che mi scalda i capelli in modo avvolgente, tanto che ho l’impressione che l’aria si sia fatta morbida e spugnosa. Dei ragazzini ci passano accanto sfrecciando in bicicletta, con le mani alzate e sorridenti e non posso evitare di sorridere anch’io di fronte a quella gratuita visione di gioia di vivere adolescenziale –per poi preoccuparmi sinceramente quando vedo che uno dei i tre, alzando le braccia, scopre una panzetta non indifferente ornata di due/tre rotoli di ciccia straripante e mi chiedo a quel punto dove fosse sua  mamma quando il Tg ha annunciato gli ultimi allarmanti dati ISTAT sull’obesità italiana.
“Quanta gente. Non troveremo mai posto”. Nelle sue spalle fattesi piccole e scoraggiate, mia sorella guarda verso una parte di spiaggia gremita di ombrelloni, tendoni, gazebo improvvisati.
“Tranquilla. Mica dobbiamo per forza metterci lì in mezzo. Quell’altra parte di spiaggia è quasi completamente libera”.
“Io parlavo del posto in un ristorante”.
Mia sorella è una persona intelligente e una compagnia gradevole, ma di fronte alla paura che qualcuno la privi del suo pasto, diventa sempre molto ansiosa.
Quando metto piede in spiaggia, lo sento affondare per pochi millimetri e poi fermarsi sopra quello strato di sabbia ancora dura e umida per le piogge dei giorni scorsi. Stendo il mio telo accanto la battigia per sentirne meglio il rumore, cercando di schivare le piccole alghe morte e i gusci di paguri e conchiglie che mi riprometto di raccogliere più tardi –cosa che non avverrà mai, collassata come starò ad abbrustolirmi. Le persone e le loro tende piene di smisurate borse termiche ed esagerati contenitori di pasta al forno sono dei puntini che si muovono, tremolanti per il calore, in lontananza. Non si sente alcun suono che quello delle onde che litigano; altro odore che non sia quello del mare; non si avverte nessuna sensazione, se non quella di sentirsi piccoli in confronto.
Ho passato gli ultimi cinque minuti seduta, ancora vestita, a guardare davanti a me, come se stessi aspettando di vedere spuntare qualcosa all’orizzonte.
Qui si respira pace alla salsedine.
Ma è come se mi mancasse qualcosa. Sento che c’è qualcosa che non va, e non capisco cosa sia.
“Guarda che così ti fai un’abbronzatura da muratore”.
Mia sorella ha ragione. Mi spoglio in fretta, mi cospargo di creme e cremine di ogni sorta, fino a che i miei capelli sanno di yogurt alla pesca, la mia faccia di cocco e le mie braccia di mallo di noce e fragola. Mi sento un mercato ortofrutticolo al sole. E per di più tutto ciò mi ha fatto venire all’improvviso una fame cieca che mi porta a guardare dietro di me, all’estremità della spiaggia, dove corrono file di ristorantini rustici e i loro barbecue di pesce. Sto per proporre a mia sorella di farci una capatina, ma è ancora troppo presto, siamo appena arrivate e non voglio darle la soddisfazione di poter dire che avremmo fatto meglio a portarci dei panini. Così mi sdraio sperando che un i-pod possa placare la mia fame. Il sole è tanto forte che riesco a sentirlo anche sotto la mascherina per gli occhi. Mi metto a pancia in giù. Dopo di che, il nulla. Mi sveglio poco dopo coi morsi della fame dovuti all’odore di fragola che viene dal braccio su cui mi sono poggiata.
Quanto ho dormito? Perché ho la pelle d’oca? Perché ho due attaccapanni al posto dei capezzoli?
Santamelanina! Ma cos’è questo freddo?
“Lu’, sta per pio..”
Mi giro di scatto lì dove avevo lasciato mia sorella. Non c’è. Mi guardo in giro per la spiaggia pressoché deserta senza riuscire a vederla. Intanto imperversano i tuoni e pochi attimi dopo inizia a piovere in modo torrenziale. Agguanto le mie cose e mi dirigo correndo verso la strada. Ed eccola lì. Seduta ad un tavolino sotto una pertica al riparo dalla pioggia, mia sorella sta mangiando placidamente un panino da cui fuoriescono cibarie indefinibili e mi fa ciao ciao con la manina. Mi metto anch’io al riparo sotto la pertica, tiro fragorosamente una sedia dal tavolino e mi addosso al suo schienale continuando a guardare il panino sovramisura con cui si sta ingozzando.
“Cos’è?”
“Boh”
“Scusa, ma tu mangi senza capire cosa stai mangiando?”
“È buono. Mi basta”
Mia sorella ha 4 anni meno di me, eppure la sua saggezza è senza età e mi sconvolge.
“Ne vuoi un po’?”
“No, grazie. Non ho fame”
Maledette creme alla macedonia. Maledetta pioggia. Maledette previsioni del tempo.
Prima di salire in macchina, do un’ultima occhiata verso la spiaggia su cui stavo seraficamente  sdraiata un attimo prima e già mi manca. Resto immobile, proprio come quando ero appena arrivata, a fissare l’orizzonte che adesso s’è fatto più scuro ed elettrico di tuoni, e subito vengo assalita dalla stessa paralizzante sensazione. Una mancanza indecifrabile. Di cosa?
Sono nata e cresciuta qui, conosco ogni singola parte di questi posti, ogni curva di questa costa. Eppure mi sembra diversa. Le manca qualcosa. Che sia la stagione indecisa in cui sono tornata a visitarla? Magari non sono abituata a vedere tanta pioggia giusto qui, dove ogni anno, da 25, passo l’estate. Forse è colpa del campo di pallavolo a cui non hanno ancora montato la rete, o dei pedalò ancora accatastati, o del bagnino che fuori stagione non lavora.
Sì, forse mi manca lo spettacolo dei suoi dorsali mentre solleva i pedalò uno per uno e li trascina fino a riva.
Ma no. Devo concentrarmi. Cosa c’è di diverso su questa spiaggia? Guardo da una parte all’altra della baia, ma non c’è niente di strano. Tutto è indeciso come i tanti marzo prima di quest’ultimo e non c’è nulla di cui stupirsi. Sto per salire in macchina e vedo una signora attempata che pulisce i piedi di quello che suppongo sia il suo nipotino. Lei si piega ed è evidente che la sua schiena stia facendo un grande sforzo, mentre il bambino ride di gusto vedendo la nonna che si agita per afferrargli il piedino che lui lascia correre giocosamente di qua e di là con movimenti scattosi accompagnati da piccoli gridolini. Lo facevo sempre anch’io. Quando tornavamo a casa dopo la mattinata al mare, mia nonna mi poggiava sul muretto alla fine della gradinata che dava sulla spiaggia, mi diceva di stare ferma e mi spazzava via la sabbia dai piedini che io muovevo su e giù,  ridendo come una pazza, mentre lei faceva finta di arrabbiarsi e riusciva ogni volta a farmi smettere solo minacciandomi di non cucinare mai più gli involtini di melanzane.
Era il quotidiano rituale dei piedini e non c’era estate in cui non avveniva.
Mia nonna non c’è più da tempo, e con lei, in un modo o nell’altro, sono uscite dalla mia vita molte persone. Alcune non faranno più ritorno, altre non permetterò più che rientrino. Spesso la tenacia con cui ci si nasconde e si finge di dimenticare solo per paura di riaprire piaghette malcoperte, è tenera. Altre volte è inutile.
Mi scopro a sorridere. Non c’era niente di diverso in questa giornata, né in questo mare o nel suo pezzo di baia. Non è mai cambiato nulla qui fuori. Stavo solo cercandolo qualcosa nel posto sbagliato. E ora che capisco dove, devo solo aspettare che, sotto la sabbia soffice e calda del primo sole di marzo, quella dura e ancora umida s’asciughi col passare dei soli, perché arrivi un’altra estate. Salgo in macchina e questa volta lascio il tettuccio chiuso. Mentre mia sorella rutta romanticamente, fuori continua a piovere. Mi allontano dalla mia mezza giornata al mare, lasciandogli le altre ore che non ho potuto passare con lui.

"Gent.mo gestore di www.xxxmeteo.it,
in qualità di visitatrice del suo sito, le consiglio di effettuare un restyling del suddetto per migliorarne l’aspetto generale.
Sono certa che una piccola modifica, quale l’inserimento di simpatiche e colorate nuvolette animate, potrebbe rendere di gran lunga più credibili le indispensabili informazioni metrologiche da fornire a noi utenti…"

Annunci