1.    int. cucina – giorno

C e A fanno colazione seduti a tavola. A si alza e prepara il caffè. C resta seduta a mangiare il terzo biscotto turco della giornata. Le briciole cadono su un libro che sta leggendo mentre continua a mangiare, aperto e poggiato lateralmente sul tavolo. C spazza via le briciole

C

Bofonchiando

Che palle ‘sti libri. Hanno le pagine mollico-attrattive. Dovrei documentarmi sulle leggi dell’elettrostatica e combatterla.

A (Fuori campo)

Potresti cominciare smettendo di studiare mentre fai colazione. Forse le briciole le vinceresti meglio.

C

E allora com’è che mi sembra che mi cadano delle briciole su un libro anche quando non sto mangiando?

A e C si guardano immobili per pochi istanti. A torna a fare il caffè. C torna a leggere il libro continuando a mangiare.

C

Dio dovrebbe benedire i miei genitori e il giorno in cui hanno deciso di farmi fare il classico. Ok, dovrebbe benedirli solo per quello, in effetti. Ma di fronte a questo libro, oggi può bastare.

A

Perché?

Perché se non avessi fatto il classico, non avrei mai studiato il greco. Se non avessi mai studiato greco, oggi non me lo ricorderei. Se oggi non mi ricordassi il greco, non potrei studiare estetica. Se non studiassi estetica, non potrei diventare una critica d’arte dignitosa. Tutti dovrebbero studiare greco perché tutto deriva dal greco. Tutti quelli che studiano greco capisco meglio tutto.

In nome della proprietà transitiva matematica, hic et nunc dichiaro: Dio benedica i miei genitori per il giorno in cui hanno deciso di farmi andare al classico e il resto non conta. Amèn.

A

Amèn.

A porta il caffè a C e si siede a tavola con lei.

A

Quindi tu non volevi davvero andare al classico?

C

No. Volevo fare l’artistico. Oddio, l’artistico. Ti rendi conto? Sarei diventata più fricchettona a pugno alzato di adesso. Mi sarei tempestata di canne di fronte a materie scabrose tipo chimica dei tessuti o tutte quelle stronzate lì. Ho rischiato grosso.

A

Amore, guarda che tu ti tempestavi di canne anche al classico.

C

Sì, ok. Ma erano canne sicuramente più colte di quelle che ci si fuma all’artistico. E poi, sai cosa fa adesso una mia amica che andava all’artistico?

A

No, ma so che stai per dirmelo.

C

Dietologia. Cioè, ti fai 5 anni di artistico..

A

Sono 4..

 

C

Sì, ok. Ti fai 4 anni di artistico e poi vai a fare scienze della nutrizione? Ma sei scema? E poi, dopo che diventi dietologa cosa fai? Ti metti davanti i tuoi paziente e je fai un disegnino di come dovrebbero essere?

A

Secondo me rosichi perché tu l’artistico non l’hai fatto e avresti tanto voluto farlo.

C

No, cioè, sì. Ho rosicato un po’, ma solo all’inizio. Oggi ringrazio davvero i miei genitori per avermi quasi obbligato a fare il classico. Infatti penso che farò lo stesso coi miei figli.

A smette di sorseggiare il caffè e guarda C.

A

Sappi che i tuoi figli faranno lo scientifico.

C

Sei pazzo. Se facessero lo scientifico, avrebbero due possibilità: diventare dei poveri cojoni sociali convinti di amare la matematica tanto da voler scegliere di fare ingegneria o diventare dei poveri cojoni sociali che amano la matematica tanto da voler scegliere di fare ingegneria. E preferirei che mio figlio mi venisse a dire “Mamma, mi faccio prete”, piuttosto che fargli fare ingegneria.

A

Ti ricordo che io ho fatto ingegneria.

 

C

E ora cosa fai?

A

Il pubblicitario.

C

Appunto.

A

Ma cosa c’entra? I nostri figli faranno lo scientifico. Il classico non serve proprio a niente. Punto e basta.

C

Ok, facciamo così. I nostri figli faranno lo scientifico. E gli altri miei figli, quelli che a quel punto sarò costretta a fare con qualcun altro, faranno il classico.

C si accende una sigaretta e si addossa allo schienale della sedia

C

Altra cosa, mio caro. Non pensare minimamente di fargli ascoltare quella schifezza di musica che ti piace tanto.

A

Eh, tu che proponi? Gli facciamo ascoltare i Tool e i King Crimson a due anni così mi crescono fuorviati e invasati?

C

Ma no! Mica glieli farei conoscere a due anni! Dicono che i bimbi riescano ad ascoltare e capire la musica già quando stanno nella pancia della mamma. E siccome la pancia è mia, decido io.

A

Questa si chiama privatizzazione capitalistica.

 

C

Io la chiamo Anatomia umana. E casomai non ti andassero bene le mie scelte musicali ..

A

Ma scusa! Come potrebbero andarmi bene? Se fai ascoltare gli A perfect circle a mio figlio, poi cosa fa? Come minimo a 10 anni si droga, a 13 mette incinta una ragazza, a 14 va a partecipare al grande fratello, a 15 va in galera per rapina a mano armata e a 16 inizia ad elemosinare in tutte le stazioni ferroviarie italiane..

C

Beh. Sicuramente mio figlio suonerà la chitarra di-vi-na-men-te. Potrebbe farsi un sacco di soldi con la sua chitarrina.

A

MIO figlio suonerà la tromba.

C

Aridaje co’ ‘sta tromba. Ma perché voi uomini siete fissati con la tromba? La tromba ti deforma i muscoli facciali e i polmoni. Non vorrai mica che tuo figlio abbia i polmoncini deformati già a due anni, ve’?

A

Ok, bandiamo la tromba. Ma mio figlio il greco non lo studia, chiaro?

C

Mmm. Che ne dici del classico con specializzazione in matematica?

A

No.

C

Scientifico con corso in greco classico?

A

No.

C

Non mi resta che lasciarti e trovarmi un altro uomo.

A

Ok. Buona fortuna.

A si mette il cappotto e bacia C.

A

Ci vediamo a pranzo.

B

Buon lavoro, cherì.

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