Si vive un tempo in cui una vera tragedia universale, una di quelle che piovono giù come Dio le manda, si riconosce attraverso la risposta che il dramma in questione ha sullo humour che la segue di una settimana: una tragedia è una tragedia tanto più diventa oggetto delle barzellette noir-pulp che vi si riferiscono –Lady D., Madre Teresa, Anna Maria Franzoni, Cesare Cremonini e Twin Towers ne sono qualche esempio.  

Da 2 a 5 barzellette: evento bassotragico, più vicino al gossip nazionale che ai titoli di un tg -l’aviaria, Toni che passa alla Fiorentina, l’ultimo concerto di Ligabue che conta 200.000 fans.[*]

Da 5 a 7 barzellette: evento mediotragico di portata internazionale che rischia seriamente di mobilitare tutti e 5 i continenti -Naomi Campbell che picchia Yvonne Sciò e questa le fa causa.

Da 7 a 10 barzellette: evento d’allarme rosso planetario -Britney Spears che dichiara quanto sia bello essere incinta perchè può fare sesso senza temere di restare incinta.

Ma gli italiani stanno avanti.
Dispongono di qualcosa che detiene il primato assoluto delle cazzate al di là di contingenze e catastrofi. Una sagacia che si pone al di sopra degli eventi. Una inesauribile fonte di esilaranza autoctona.

L’arma dei carabinieri.

Quest’estate ho avuto la fortuna di capire il motivo per cui un buon 70% del nostro humour dipenda dai carabinieri, oltre che intuire le vere ragioni del secolare antagonismo tra arma dei carabinieri e polizia –mai scambiare una pattuglia di carabinieri con una pattuglia di polizia, perché è già multa.
All’ombra dell’ultimo sole mi ero assopita con i sedici chili della mia raccolta di cruciverba estivi, molto orgogliosa di ostentare il mio rispetto della tradizione contro l’infernale modernità dei sudoki stress-imperanti -oh, io sono un’artista. Quella è roba da contabile.
Vengo improvvisamente svegliata dal fastidio di un
Scusa.
Hey.
Scusa.
Ciao.
Non è che hai un accendino?

che riconosco immediatamente pugliese, anche se ho il cervello ancora troppo impastato dal sonno e dal sole per  riuscire a capire da che zona della Puglia venga quella voce. E sono pure in topless. E detesto profondamente che si avvicini gente mentre sto in topless, perché a quel punto diventa troppo facile accorgersi che la mia tetta destra è più grossa di quella sinistra.

Si. Ce l’ho. Ma ho anche sonno. Guarda, sta lì. Sul tavolinetto”.
Il tipo ci resta. Forse i suoi occhietti azzurri speravano di sortire altri effetti al di là dei miei ettolitri di acidità lapidaria.
Brindo al suo dispiacere, mi giro a pancia in giù e mi riaddormento.
Non dura.
Scusa.
Hey.
Scusa.
Ciao
.
Cambiare trimetro?
Grazie per l’accendino di prima. Ma mi dispiace averti disturbato. Non mi ero accorto che dormivi
”.
E certo. Io normalmente prendo il sole sbavando.
Non fa niente. Ormai sto sveglia. L’accendino sta sempre lì. E comunque vedo che stai con altre sei persone che fumano”.
C’hai come minimo 30 anni.
Sei sgamatissimo.
Non attacca.
Come tacchinatore fai schifo.
Con quei boxerini adidas celestini ti si vede il pacco.
Sono troppo aderenti e tu sei chiatto.
Prima regola universale riguardo la tenuta da mare, de boxer aderentibus: mai usarli quando le maniglie dell’amore superano un centimetro e mezzo di flaccidità da seduti e la pancia cade molle sul davanti da piegati.
Perché va bene osare, ma con la gravità non si scherza.

I boxerini da puffo gay li ho già dimenticati quando mi accorgo che indossa un paio di nike. 
Senza calzini.
In spiaggia.
Dentro quelle scarpe si starà svolgendo l’outlet di muschi e licheni.

Non faccio in tempo a cercare un antimicotico nella borsetta.
Come ti chiami?”.

E’ davvero necessario?”.

”

Caterina”.

Bel nome”.

Già. Come la suora de I promessi sposi che viene uccisa a pugnalate dalla Monaca di Monza. Hai presente?”.

Il ragazzo sembra interdetto.

Dai. Su. I promessi sposi. Il romanzo della Stowe che ha involontariamente gettato le basi culturali per la schiavitù in America.. ”.

Semina e raccogli.

Mi prendi in giro?”.
Giusto tanto quanto a te non serviva il mio accendino”.

Il ragazzo e quel dannato arzigogolatissimo paragone sembrano non andare d’accordo. E’ perplesso. Sembra non capire. Forse si ricorderà dei suoi due grammi di amor proprio e se ne andrà facendone un fagottino. Ha tutto da guadagnare. Può liquidare la mia acidità in un attimo, voltare i tacchi, tornare dai suoi amici che d’un tratto sono diventati degli zippo in costume da bagno e spacciarmi per la donna più acida che abbia mai conosciuto. Una frigida colossale. Una stronza superiore.
Mi va benissimo. Un coglione da spiaggia in meno.

Mi chiamo Angelo. Faccio il carabiniere. Vengo da Bari.

Ottimo. Oggi si festeggia lo “Sfiga-day” e non lo sapevo. Due calamità in una botta sola.

Me n’ero accorta”.

Che faccio il carabiniere?”.
No. Che vieni da Bari”.

Queste sono state le battute più colte che ho scambiato con Angelo il carabiniere di Bari quel pomeriggio. Sono bastate per farmi una cultura e giungere a facili conclusioni:  i carabinieri sono individui psicolabili dotati di un talento innato a sfidare la lingua italiana e ossessionati da una pistola mai carica che compensi la loro impotenza membrica.
Dopo questo felicissimo incipit, è seguito uno scabroso invito a cena, un “Adesso però ti stai contraddendo” e un altrettanto tragico “Perché mi guardi e non favilli”.
A quel punto, dopo che la notizia della reunion degli smashing pumpkins aveva già provato a rovinarmi la giornata, continuare ad assecondare un broccolo di uomo borioso e lascivo non mi è sembrato più tanto conveniente.

Guarda che si dice lapilli”.

?

Si dice <Perch&eacute; mi guardi e non lapilli>&rdquo;.

Ah. Scusa”.

No. Figurati. Lo dico per evitare che tu faccia una brutta figura in giro. I favilli sono altra cosa. Hai presente quegli spruzzi di lava che escono da un vulcano quando erutta? Ecco. Quelli”.

Ah, si. Grazie per la correzione”.

Dovere”.

Semina e raccogli.

Se in giro per l’Italia un giorno doveste incontrare Angelo carabiniere da Bari che si stia contraddendo o vi parli di un improbabile Manzoni autore de La capanna dello zio Tom o vi dica “Perch&eacute; mi guardi e non lapilli”, sappiate che è un mio frutto. 

E ne vado molto fiera.

[*]Un giorno tutta questa gente prolifererà. Basteranno 30 generazioni per arrivare ad un numero in grado di eguagliare il numero di popolazione mondiale attuale.
Io per fortuna non ci sarò.

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