Io non so bene che scopo abbia la vita. Oggi mi sembra solo che sia finalizzata alla morte. Ho pure paura di dirlo a voce alta, che` magari potrei iniziare a ragionarci e credere che allora sia giusto non attendere oltre e farla finita subito. Poi guardo fuori dalla mia finestra e vedo e sento i rumori delle varie vite, più o meno consapevoli di esserlo, che continuano a camminare. E tra loro ci sono sprazzi di natura visivamente facile e diretta, quella che muove i miei alberi di fichi, di mandorle, di arance e di pere.

La gente muore, ma la mia zagara continua a profumare. E se la vista non mi inganna annebbiata dal sonno mattutino, quello in lontananza è il mare. Lui sembra così pacifico, così calmo nel suo blu vibrante dei luccichii del sole. E anche il sole sembra indisturbato dal dolore e, se non sapessi quanto bene fa, direi quasi che se ne fotte del mio e continua di sicuro ad abbronzare gente che adesso starà al mare e anche lei se ne fotterà del mio dolore.

Tutto continua a vivere e bagnarsi di sole. C’è un uomo che sta tosando l’erba del suo giardino di fronte casa mia, con un gesto in cui sembra ci sia dentro tutto l’amore che può provare. Forse è quello il fine della sua vita. Forse è quello il fine della vita di tutti: sentire amore per le cose più semplici e banalmente stupide del mondo, senza mai credere che lo siano per amarle sempre come cose uniche e irripetibili, come un santo graal.

Non capisco ancora bene il motivo per cui i miei gatti si allontanino sempre da casa un attimo prima di morire. Ho sempre pensato che lo facessero per non darmi troppa sofferenza. O forse li infastidisco così tanto con le mie mani troppo pesanti nelle mie carezze che alla fine decidono bene di andarsene per evitare che caghi loro il cazzo anche negli ultimi minuti delle loro tante vite.

Poi penso a me. Se morissi, al contrario di un micio, vorrei tutte le persone che più ho amato intorno a me. Vorrei avere tante mani per poter toccare e abbracciare tutti quanti e tanto fiato per ricordar loro che ho voluto bene a tutti. E vorrei stare in riva al mare, quel mare a cui sono sempre stata accanto e ha sempre accompagnato il mio sguardo. Perché penso sia una delle cose che più potrebbero mancarmi. Ma che importerà allora, quando non avrò più una coscienza in grado di sentire, e quindi di avvertire mancanza?  A poco serviranno allora le mie orecchie, quindi inutile sarà che mi manchi la mia musica, tanto quanto lo potrebbe essere adesso.

 

 

 

L’unica cosa che vorrei in questo istante però è stare lì dove sta mia nonna e farmi perdonare tutte le volte in cui l’ho maltrattata o ho dimenticato di salutarla leggendole Seneca o

la Divina Commedia, mettendole su

La Turandot , o

La Carmen , che` le piacevano così tanto..

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