Che la natura o chi per lei abbia concesso all’uomo ben 5 sensi è un dato scientificamente acclarato. Che l’uomo riesca ad utilizzarli tutti senza sottovalutarne nessuno è quasi un miracolo, dato che o l’uno o l’altro subiscono discriminazioni dettate in genere da convenzioni secolari o pratiche: c’è chi attiva la propria sensibilità attraverso lo sguardo, chi bada più alle reazioni della propria pelle, chi sostiene che l’aromaterapia dia più frutti della psicanalisi.

Il fatto che ogni uomo disponga i propri sensi in un ordine gerarchizzante la dice lunga su quanto ci si preoccupi per lo più solo di un banale esclusivismo a discapito di un coinvolgimento sensoriale totalizzante.
Perdersi nei dettagli è sintomo di amorevole cura e romantica attenzione, ma spesso non basta e si rischia di cadere in faciloneria massificante e catalogazioni simili a tristi schedari.

Sentire si presta a molteplici interpretazioni.

Il miracolo sta nell’ unificare il senso dei sensi per un unico fine –qualsiasi, non sono cazzi miei.

 

In questo luogo in cui si può ancora quasi sentire il sapore di peste e storia sedevo questa sera ai piedi di una cassa dai tanti watt che ricordavano al mio cuore che pulsare di più non vuol dire infartarsi e di cui quasi sentivo l’odore di elettricità coperta dal feltro, mentre il pavimento vibrava e riverberava la voce di una donna, sotto luci multicolore a intermittenza ritmica e i suoi tanti grazie.

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