Se non avessi scorto già da tempo la somiglianza tra mia madre e Crudelia DeMon, penserei che la sua cattiveria sia fine a se stessa. Ora i suoi zigomi hanno tutta un’altra ragion d’essere.

Pare che la mia cara Crudelia DeMamm oggi viva col solo scopo di demotivare l’entusiasmo della mia giornata.

A cominciare dalle 10 a.m. la scena è drammatica.

Metà del suo corpo immersa nella bocca di un forno che sputa fumo al brandy oftalmologicamente assassino.  Quasi si suicida nel titanico tentativo di mescolare agnello e patate nella stessa postura protomanieristica del Mercurio di Cellini, autoproclamandosi signora incontrastata del regno della scomodità. Assume la più falsamente distratta e vaga delle arie per informarmi che “Si dice in giro che Libero de Rienzo sia gay”.

A questo punto comincio a chiedermi di cosa questa donna parli con le sue comari quando va dal fruttivendolo e inizio a tifare per il forno.

Nello stesso istante in cui la mia mente gongola figurandosi una scena tendenzialmente pulp, il citofono suona e a suonarlo è il postino. Provo a sgattaiolare. Sudo freddo. Mi giro verso l’oregon scientific. Segna 30° all’ombra. Sudo oltremodo freddo. Il Blow Up mi è arrivato cinque giorni fa. Fosse per me le poste potrebbero andarsene allegramente in vacanza per il prossimo mese. L’idea di dover rischiare un’insolazione per firmare posta non mia risveglia in me uno zeptosecondo di amor proprio e tento la fuga allungando il passo.

“Vai tu”.

“No, vai tu. Sto in canottierina trash e culottes. Non è il caso”.

“Vai tu. Sarà il solito postino mezzo cieco. Nemmeno capirà che non sei un uomo. Io devo badare all’agnello”.

“Uh. Ci diamo a pietanze fresche ad hoc per l’estate, a quanto pare”.

“Vai tu”.

“Ma vaffanculo”.

“Cosa?”

“Cucini l’ossobuco?”

“No. Vai tu.”

“dfiuhahlgimnchjcm”.

Pare che mia madre oggi viva col solo scopo di demotivare la mia giornata e la mia dieta.

Esco. Non è mai stato giorno quanto oggi. Non mi aspettavo cotanta luminosità radioattiva alle 10 del mattino. La mia pupilla scompare. Ho dimenticato i danni del buco dell’ozono e le scarpe. Sto già a due metri dalla porta. Mi trovo ad un bivio che trasuda tragedia: tornare indietro a prendere le infradito o ustionarmi.

Troppa strada.

Preferisco ustionarmi –se esiste gente nel mondo in grado di camminare stoicamente su cocci di carbone ardente, non vedo perché io non dovrei resistere ad un centinaio di metri d’asfalto.

Passa un attimo, giusto il tempo di ricordarmi che in effetti esiste gente in grado di camminare stoicamente sul carbone ardente ma solo dopo tre ore minime di training autogeno.

Penso scaltramente di sfruttare un simpatico escamotage: mi aggrappo scimmiescamente alla ringhiera che costeggia la strada che mi separa da quel bastardo di un postino, salgo su un muretto parzialmente all’ombra e solo lì i miei piedi smettono di maledirmi.

Dimentico che la ringhiera termina in spuntoni arrugginiti micidiali quanto guglie gotiche. Li vincerò.

La Comaneci vada pure a nascondersi. Li vincerò. Mentre mi immagino a dare lezioni di leggiadria acrobatica ai folletti della boscaglia al di là della ringhiera, la bretella della mia canottiera decide di rendermi più sexy e si immola a tal fine: si impiglia in uno degli spuntoni e me ne accorgo troppo tardi per evitare che si stacchi sotto un effetto elastico con rinculo dritto in faccia.

La canottiera continua ad aderire oltre la bretella rotta e Dio benedica la mia quarta / o i miei trigliceridi?

Un debole scrupolo mi assale: guardo il postino, ma è lontano e cieco per capire cosa sia successo .. al massimo potrebbe pensare che sia una ragazzina funambola trendy che indossa quei top osceni con una manica soltanto, stile amazzone monca.

Scendo dalla ringhiera perché ok, la bretella è out, ma gli occhi mi servono. Torno a sacrificare i miei piedi. Zampetto goffamente a tempo de La danza delle ore fino al cancello dove mi attende il vecchio.

Attimo di shock. 

Non è il solito postino.

Non è cieco né vecchio.

E’ un giovane sulla trentina riccioluto seduto sul tipico scooter PT in posa assai cool, con una gamba ciondolante testimone dell’attesa. Scende dal motorino appena mi avvicino e pensa bene di togliersi gli occhiali da sole –assai cool anch’essi-  per onorarmi dei suoi occhi azzurri sotto sopracciglia non sfoltite / ci sono buone possibilità che non sia gay ma adesso vorrei che lo fosse perchè

Riassumiamo: scalza, una canottiera gialla monobretellata sopra delle culottes celestine trasparenti, due occhi uccisi dalla luminosità e cerchiati dal kajal in eccesso del trucco della sera precedente. 

Insomma un simpatico ibrido tra Pollon e Shirley Manson.

“Buongiorno”.

“’Giorno” –Ciao, sono la beniamina di tutti gli dei e tu?

“Incidenti di percorso?”

“Oggigiorno ritirare la posta può essere letale..” .

“Ho intravisto le sue imprese da Cliffanger”.

“…”

Firmo.

“Il suo collega?”

“In pensione”.

Ho firmato.

“Ha un brutto graffio rosso sulla faccia”.

Tu invece hai due occhi che abbronzano.

“Già. Retaggio bellico. Una lite contro una bretella”. –sono una dermografista e ne vado fiera.

“Beh, grazie. Arrivederci”.

E’ una promessa?

“Arrivederci”.

Pare che mia madre oggi abbia vissuto col solo scopo di demotivare la mia giornata, la mia dieta e le mie tensioni sessuali.

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