Quando piove così tanto in una terra in cui avrebbe dovuto smettere già il mese scorso, tutto sembra andare più lentamente.
Oggi va tutto più lentamente.
Ho iniziato a sbadigliare dopo pranzo ed ho smesso solo adesso. Fuori è una moviola grigia di uno spettacolo noioso inumidito dall’odore nauseante della terra bagnata. La gente apre la porta, esce, chiude gli occhi in un sorriso di beatitudine goduriosa, trae un respiro profondo della durata di 12 minuti, rischia quasi l’asfissia, ed emette un ‘ahh’ di pura soddisfazione chiedendomi “Non è meraviglioso l’odore della terra bagnata dopo che ha piovuto?”. 
No. Fa schifo.
Sa di rutti di lombrichi che hanno appena mangiato gorgonzola.

Uhh, i lombrichi! Ma come fanno senza occhi a sopravvivere e a sapere sempre esattamente dove andare?”. 

No. Non lo sanno.
Se lo sapessero, non finirebbero dietro la mia macchina mentre la sto parcheggiando in retromarcia. Spero che un giorno si scoprirà che lo scopo ultimo della morale lombricale sia suicidarsi. Io mi sentirò molto giustiziere dei lombrichi.  

Per gli altri tipi di vermi è tutta un’altra storia. Oggi avevo così tanto da fare che, dopo aver cercato di ammazzare il tempo prendendo a calci mia nonna, mi sono messa a studiare la fisica delle leggi dinamico-motorie applicate ad un millepiedi che stava attraversando il mio giardino. E’ stato l’apice della mia giornata. Ho sfiorato vette di entusiasmo inconcepibili. I risultati di questo studio mi hanno lasciata trasecolata. Sono giunta alla conclusione che un millepiedi può dirsi a pieno titolo la quintessenza della frustrazione nel mondo: il suo naturale desiderio di arrivare in un punto imprecisato dello spazio, magari sollecitato da bisogni fisiologici non indifferenti, finisce di fatto con l’essere inversamente proporzionale alla velocità che gli è possibile per natura, in un’antitesi ontologica profonda, una schizofrenia innata ed ineluttabile . Al disfattismo di questa analisi, la mia innata positività […] è riuscita tuttavia a trovare un escamotage. Ma come avevo fatto a non pensarci prima? Il dato consolatorio risiede, ovviamente, nella coscienza che i due termini di spazio e tempo, rapportati ad un’ottica di relatività fisica, siano due costanti umanamente soggettive, quindi non universalmente assolutizzabili e tantomeno applicabili ad un essere che non appartiene alla categoria umana.
In breve, il millepiedi si fa la sua vita che noi chiameremmo di lentezza assoluta ma che lentezza non è perché il concetto di lentezza è intrinsecamente radicato in noi, padroni del concetto di lentezza e più veloci del millepiedi, che però ignoriamo quanto invece, proprio nella sua naturale lentezza, un verme possa soddisfare la sua morale edonistica e farsi i cazzi suoi.
Tuttavia, vedere un millepiedi che attraversa il mio giardino resta a tutt’oggi l’esperienza più ansiogena che abbia mai fatto.

O forse no, dato che proprio oggi esce nelle sale italiane Le crociate, l’ultimo capolavoro del noto regista hard Ridley Scott e che sarò costretta a vedere Lunedì pomeriggio.
Ci sono due cose che mi lasciano perplessa.
Una riguarda l’orario. Se i miei amici hanno scelto di andare al primo spettacolo, questo non può che significare una cosa: il film si prospetta una tormentosa e lunga mazzata sulle palle stile Corazzata Potempkin.
L’altra riguarda proprio la trama: non mi ispira granché l’ipotesi di assistere alle gesta eroiche di Orlando Bloom nel tentativo di scoprire se Moana Pozzi sia davvero morta.

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