E’ la serata delle domande metafisiche.

Ma è possibile far leggere gli mp3 a quella bestia sovraumana di windows media player 10.0? Perchè i creatori di software non capiscono che anche una ram può esser dotata di amor proprio e di una soglia di sopportazione limitata? Ma vogliamo o no ribellarci a questo sistema verticistico-piramidale che provoca dipendenza a superflue innovazioni di programmi destinati ad updates perenni? Leviamoci contro l’iperconsumismo softwaristico, dannazione. Riabbracciamo la funzionalità, i vecchi rimedi della nonna e la tradizione dalle poche pretese.

Viva la hi-fi dell’Intel 8088!

Cerco di moderare la mia isteria dovuta al fatto che ancora non ho potuto ascoltare l’ultimo dei Subsonica e mi chiedo dove cazzo sia winamp sul portatile di mio padre. Ma ammetto che sto soltanto cercando di distrarmi dall’intenzione ossessiva di confessare.

Quello che ho fatto stasera.

Ma solo perché ho la febbre.

E che rifarò.

Giovedì prossimo.

(Anche se non avrò la febbre).

Si, perché non si può pretendere di vedere la prima puntata di “Ho sposato un calciatore” e fingere che tutto sia finito lì. C’&egrave; un seguito. Ed è catastrofico. Per fortuna vado da sempre contro qualsiasi tipo di pregiudizio critico e non sono la sola: gli amanti del genere Ponti ricorderanno perfettamente le parole di Stefano Accorsi in “Santa Maradona", quando, dentro la libreria in cui sta per commettere un furto (più che legittimo), spiega a quel gran figone di Libero de Rienzo che <Le fiction italiane vanno viste TUTTE>. Non si può giudicare a priori un programma solo perché si vocifera che vanti Costantino Vitagliano o la cugina di settimo grado della velina di striscia [Miriana Trevisan, attuale moglie di Giovambattista Della Porta] come special guests.

 No.

Si rischierebbe di apparire bigotti e oltranzisti. Vigliacchi e ottusi.

Ho sposato un calciatore", liberamente tratto dalla biografia di Stefano Tacconi, che tutti ricorderanno come il più famoso battitore di aste ambulanti su ciambelle glassate e orzata negli stadi italiani tra gli anni ’80-’85, è un termine critico necessario per poter affrontare qualsiasi discorso sulle potenzialità cinematografiche nazionali. La sua credibilità è tale che in confronto uno come Zavattini rischia di apparire un giornalista del Corriere della sera e Angelo Stano un illustratore di fiabe per bambini.

In breve, la storia è questa.

Il capocannoniere Ermafrodito, dopo anni  estenuanti di matrimonio con la bella ma stressante Salmace, decide di cambiare vita e hobby iscrivendosi ad un corso di thai-chi dove incontra una giovane Margherita Hack, del tutto ignara della di lui fama calcistica e che resta stravolta dal torace del giovane e dal suo sguardo perennemente malinconico. Dal canto suo, anche Erma non resta indifferente al fascino dei lobi lunghi e rugosi di Margherita e, fingendo un giorno di inciamparci, finalmente riesce ad attirare la sua attenzione  facendo leva sull’argomento in cui, da calciatore professionista qual è, è più ferrato.

Il noumeno.

Dopo solo poche frasi e languide occhiate, tra i due scoppia l’amour. Una passione tanto forte che (lo spettatore ne avverte già il sentore grazie alle capacità registiche di un esperto di soggettive come von Trier) porterà alla catastrofe. Ai due il fato ha concesso felicità breve e fugace. Perchè quando Erma capisce di voler condividere tutto con la sua amata Margherita non sa che questo lo porterà ad una dipendenza totale. Quando se ne renderà conto, ormai sarà troppo tardi:

deciderà di iscriversi spontaneamente ad un circolo di "lobodipendenti anonimi" dove stringerà un’apparentemente fruttifera e solidale amicizia con un ex galeotto e giornalista, Marzullo, protagonista di “Sotto Lobo” , lo scandalo che aveva gettato un’intera nazione sotto shock quando si era venuto a sapere che, dopo aver vinto il concorso di testimonial 2000/2001 della nuova campagna Pantene pro-t, il nostro caro intervistatore aveva iniziato ad approfittare dei suoi capelli e  della sua fama per costringere le ospiti della sua trasmissione televisiva a lasciarsi leccare le orecchie per tutta la durata della sigla d’inizio (Shine on you crazy diamond).

Dopo aver raccolto le confessioni più commosse e pentite di Erma, Marzullo lo tradisce. In realtà, lo scandalo degli anni precedenti (tranne la storia del premio “testimonial Pantene pro-t") era stata tutta una montatura da lui organizzata per infiltrarsi nelle riunioni dei "lobodipendenti anonimi" in attesa del più grande scoop della sua vita. Finalmente lo scoop era arrivato. Se i giornali infatti avessero diffuso la notizia della dipendenza del famoso calciatore Erma per i lobi di Margherita Hack, lui non avrebbe potuto più incontrare il papa la settimana successiva e, quel che è peggio, Margherita non avrebbe potuto più fare la velina.

Erma si rende conto allora, con gran pena, che l’unica soluzione possibile  è l’omicidio.

La scena che chiude la prima puntata di “Ho sposato un calciatore” è davvero straziante: un Erma in lagrime (mirabile l’interpretazione di questo combattutto personaggio data da Maria de Filippi) sta per uscire dalla camera in cui ha appena commesso l’assassinio di quel che credeva essere il suo più caro confidente e amico.. quando all’improvviso una voce fuori campo (che gli spettatori riconoscono come quella di Marzullo) lascia intuire che lui sia risorto e che dichiari vendetta invocando il Marzullo-Bis.

 

 

 

Genere: fantascienza.

Voto &nbsp;&nbsp; : Bbrr

 

Annunci