Di questi tempi e eventi non è difficile ragionare per strani sillogismi mentali su un simile connubio. In fin dei conti cibo e sesso restano le funzioni umane fisiologiche e più naturali, sebbene ognuna vanti giudizi e trascorsi storico-sociali quasi opposti. Non ho mai conosciuto un prete che legittimi il sesso o lo innalzi a maggior gloria né un prete a dieta o filiforme (Ruini non fa testo: quello non è un cardinale. E’ chiaramente un alieno).

E’ una fortuna che, grazie a Ciprì e Maresco, l’audience della chiesa in questi ultimi decenni sia calato. D’altra parte ad accorciare le distanze tra cattolicesimo e permissivismo sessuale hanno contribuito (e con tale forza che non si può non dargliene atto) anche certe simpatiche vicende di cronaca preto-pedofila grazie alle quali ormai è lecito chiedersi se una chiesa dai forti precedenti magna-magna e dagli attuali componenti non sempre casti e corretti possa sentenziare su metodi contraccettivi e sulle trombate free dei propri fedeli. Rispetto per gli uomini di chiesa e i puri di cuore che difendono esclusivamente il sesso intraconiugale solo se è davvero evidente che lo fanno perché parlano senza alcuna cognizione di causa. [Perdonali, perché non sanno quello che non fanno]. Per il resto è più che ovvio che un’istituzione fallibile, come la chiesa nei tempi ha dimostrato di essere, abbia oggi un target ridotto e poca credibilità, soprattutto se gode di un’immagine ipersalutista e chiatta tanto quanto non lo è l’aspirazione alla miseria che da sempre prodiga – ovviamente non per se, ma per la salvezza dei suoi fedeli.

 

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